di Mariarosaria MAZZONE
Milo Rau torna a Napoli e lo fa in modo potente e diretto, parlando allo spettatore senza mezzi termini, sia esso un uomo, una donna o un bambino in platea. Il regista racconta più storie, le sovrappone, le scompone, le mette a confronto; una sorta di metateatro, una matrioska che si apre a mano a mano o forse un vaso di Pandora che si rompe, dilaga, narrando i mali, i dolori, le fragilità dell’essere umano.
Quale modo migliore di raccontare l’uomo partendo dall’antica Grecia, da quella drammaturgia che ha già detto tutto di noi? Il punto di riferimento è quindi Euripide con la sua Medea; quella madre ingiustificata e incompresa ma che, se calata nel contemporaneo, non appare più così oscura e folle.
Medea uccide i suoi figli perché non vuole che restino a Corinto in mani straniere, il suo è un ultimo atto d’amore. Amandine Moreau – la storia contemporanea e reale svoltasi in Belgio che Rau accosta a Medea – uccide i suoi cinque figli perché non vuole restino con il marito che l’ha tradita, abbandonata, forse mai amata; un ultimo gesto di amore e forse di protezione. Due storie simili che Rau racconta utilizzando più linguaggi, ma soprattutto attori giovanissimi che oscillano tra gli 8 e i 14 anni, l’età dei figli uccisi.
Questo capovolgimento disorienta e investe lo spettatore. Una compagnia di bambini e adolescenti guidata da un “capocomico” brillante racconta e mette in scena le storie di Medea e Amandine, slittando da un personaggio all’altro, dal proscenio al centro scena, dall’inglese all’olandese, da momenti stranianti a profonde immedesimazioni, guardati dal vivo o in video contemporaneamente.
I paesaggi desolati nederlandesi si osservano in video quando vi è il passaggio di un personaggio in età matura al suo interprete giovane, ma la scena non manca di una piccola casa – luogo dei delitti – di una sdraio nordica, di sedie; ma ciò che veramente riempie il palcoscenico sono i giovani attori calati in questo mutevole e molteplice gioco che conduce a domande importanti e inattese sui comportamenti dell’essere umano. Questi attori giovanissimi vivono appieno le due tragedie, ironizzano su loro stessi e sulla loro arte, conquistando il pubblico con la loro attorica naturalezza. Medea’s children non può essere trascritto nella sua interezza, è uno spettacolo che va visto, nonostante ferisca l’anima.
Foto di Michiel Devijver
MEDEA’S CHILDREN
Teatro Mercadante Napoli
16-17 aprile 2026
creazione e regia Milo Rau e NTGent
drammaturgia Kaatje De Geest
con Peter Seynaeve, Jade Versluys. Emma Van de Casteele, Anna Matthys, Sanne De Waele, Gabriël El Houari, Vik Neirinck
scene ruimtevaarders (Karolien De Schepper, Christophe Engels)
oggetti di scena Joris Soenen
costumi Jo De Visscher
disegno luci Dennis Diels
video design Moritz von Dungern
disegno sonoro Elia Rediger
produzione NTGent
coproduzione Wiener Festwochen, La Biennale de Venezia, ITA – Internationaal Theater Amsterdam, Tandem – Scène nationale (Arras Douai)
Spettacolo in olandese con sovratitoli in italiano e inglese. Spettacolo per pubblico adulto.