DOLORES PALUMBO

DOLORES PALUMBO

   Dolores Palumbo nacque a Napoli il 14 giugno 1912 e morì nella medesima città il 30 gennaio 1984.

   Figlia d’arte, trascorse un’infanzia difficile a causa delle disagiate condizioni economiche in cui versava la sua famiglia. Entrambi i genitori lavoravano in una compagnia teatrale che era solita mettere in scena opere di Roberto Bracco, Ernesto Murolo e Salvatore Di Giacomo. Fin da bambina, Dolores imitava tutti i più grandi attori. Del resto, il suo talento e la sua predisposizione per la recitazione non tardarono ad emergere: si pensi all’interpretazione, ad appena sette anni, del personaggio di Peppeniello in Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta.

   Al pari di Eduardo De Filippo, Tina Pica e Pupella Maggio, debuttò da piccola, a dodici anni, in Assunta Spina (celebre dramma di Di Giacomo datato 1909, tratto dall’omonima novella pubblicata nel 1888), in cui ogni sera doveva prendere, come da copione, un ceffone. Calata in ruoli seri di sceneggiate, si commuoveva realmente al punto tale che le sconsigliarono vivamente di continuare ad interpretare questa tipologia di personaggi, per cui, attorno ai quindici anni, iniziò a recitare quei ruoli brillanti a lei più congeniali (marchio distintivo, da quel momento in poi, di oltre cinquant’anni di carriera), effettuando peraltro una faticosa gavetta all’interno di pochade eseguite in circhi itineranti.

   Nino Taranto citava spesso, per datare la nascita dell’amicizia con la Palumbo, le due stagioni teatrali vissute assieme a lei, tra il 1927 e il 1928, nella compagnia di Salvatore De Muto e Raffaele Di Napoli: «Lei recitava, io cantavo, è a quei tempi che bisogna far risalire il nostro sodalizio, diventato amicizia sincera durata per l’intera vita».

   Nella stagione teatrale 1930-31 Dolores entrò nella celeberrima Compagnia del Teatro umoristico dei fratelli De Filippo e debuttò al Teatro Filangieri (allora Kursaal) di Napoli, interpretando il ruolo della cameriera nell’atto unico La bella trovata di Maria Scarpetta (Mascaria): si trattava, in effetti, soltanto di una piccola parte, ma sufficiente per lanciarla magnificamente nel mondo del teatro napoletano. La Palumbo stessa indicava come partenza “nobile” della sua carriera per l’appunto questo ruolo: «Avevo diciannove anni quando partecipai ad un’avventura importante di Eduardo che, in compagnia dei fratelli, cominciava a rappresentare atti unici al Kursaal di via Filangieri. Ci conoscevamo bene prima ancora che dal 1931, perché praticavamo spesso gli stessi teatri popolari nei quali avevo esordito a dodici anni, interpretando ruoli drammatici nella sceneggiata per passare a quelli di brillante».

   Eduardo, invece, ricordava così la giovanissima Dolores che interpretava la ragazza che si affaccia sul terrazzo nell’atto unico Gennariniello, da lui scritto, dato al Kursaal nel 1932: «Si presentò in teatro con una tremenda “capellera”, aveva capelli così lunghi e ricci che le stavano male e non si addicevano al suo ruolo. Allora le donne portavano acconciature corte, alla maschietto. Le feci tagliare i capelli e, poverina, pianse per tre giorni. Sua madre era stata una bravissima caratterista, aveva il teatro nel sangue; a Dolores ho dato sempre lo spazio che meritava e lei con me è stata sempre, artisticamente, fedele».

   Insieme ai tre fratelli De Filippo, a Tina Pica e ad Agostino Salvietti, la Palumbo recitò anche al Teatro Sannazzaro di Napoli e andò in tournée in Italia e all’estero, riscuotendo dappertutto meritate ovazioni. I De Filippo le furono maestri di un teatro dialettale ricco di originalità e coloriti spunti comici. La venerazione di Dolores per il Maestro, dal carattere notoriamente serioso e difficile, era ricambiata con sincero affetto e stima da Eduardo, che mostrava invero una speciale predilezione per questa piccola, rotonda, vivace «friccicarella» (così la definiva).

   Nel corso degli anni la Palumbo iniziò a farsi apprezzare in teatro per la sua recitazione vitale e colorita. L’attrice esibiva un modo di recitare del tutto naturale, una prepotente e accattivante vis comica che le permise di farsi notare subito dai capocomici più importanti dell’epoca. Fu così che nel 1939, affascinato dalla sua verve recitativa, Nino Taranto la chiamò al suo fianco per recitare nel teatro di rivista, quel genere di teatro – figlio dell’avanspettacolo e del café chantant, il cui principio fondamentale è far divertire e svagare il pubblico – dove si susseguono i vari “quadri”, ovverosia i numeri in cui si cimentano vari artisti, cantando, ballando e recitando. In particolare, Taranto la scritturò per alcune Riviste teatrali scritte da Nelli & Mangini (alias Francesco Cipriani Marinelli e Mario Mangini, che dagli anni Trenta ai Cinquanta, scrissero, oltre che per Taranto, per Totò, Mario Riva ed Eduardo). Con una punta di amarezza De Filippo successivamente ammise che Dolores lasciò la compagnia, venne chiamata dalla Rivista che le offrì più soldi e se ne andò a Milano: non era stata l’unica artista – soleva dire il drammaturgo napoletano – che aveva cominciato con lui e di cui altri venivano puntualmente considerati i pigmalioni (a tal proposito, Eduardo adduceva l’esempio di Tina Pica, da lui scoperta e lanciata al Nuovo: solo dopo che si era affermata, venne chiamata da De Sica, in seguito indicato come il suo mentore).

   L’attrice si dedicò così, in una serie di alterne vicende, sia al teatro di Eduardo che alla Rivista: in particolare, nel 1945 ritornò con De Filippo, finendo per distinguersi, con un’ottima prova, per la sua memorabile interpretazione nella commedia Napoli milionaria! Raccontò in seguito Eduardo: «Nell’edizione di Napoli milionaria!, che andò in scena al San Carlo, impersonava la giovane donna che sposa il soldato e poi resta vedova. Ebbe un grande successo». Tanta era la stima che De Filippo aveva verso l’attrice che scrisse appositamente per lei la commedia in tre atti Mia famiglia (1955), che, con Bene mio e core mio (1955), fu sicuramente tra le migliori interpretazioni della Palumbo.

   Precedentemente, nel 1948, Dolores aveva interpretato sublimemente Socrate immaginario, tratto dall’opera lirica di Giovanni Paisiello su libretto di Giovanni Battista Lorenzi e Ferdinando Galiani, nell’edizione curata da Anton Giulio Bragaglia presso il Teatro della Floridiana di Napoli.

   La carriera di Dolores fu molto vasta e incluse quasi tutto il teatro di Eduardo, pressoché l’intero percorso della Rivista italiana, larga parte del repertorio di Raffaele Viviani e ottime caratterizzazioni cinematografiche. Eppure, riusciva a fingere di aver fatto «soltanto l’artista» aggiungendo, con una sottolineatura, «ma abbastanza seriamente»: così si presentò ai bambini napoletani delle scuole elementari di via Pietro Castellino e di via Bernardo Cavallino, in una indimenticabile “Giornata del teatro” organizzata da Nino Masiello, che – nel tracciare in seguito la cronaca dell’evento – sottolineò come numerosi bambini, avendola vista in tv, la riconobbero immediatamente sul palco allestito nella palestra della loro scuola, per cui le fecero festa a lungo. Piccola, luminosa, rotondetta, sprizzava ancora – evidenziò sempre Masiello – allegria magnetica e contagiosa, con piena espressione della sua qualità primaria che emergeva nel contatto con il pubblico: la gioiosità. A tale caratteristica annetteva in palcoscenico – osservò giustamente l’organizzatore della “Giornata del teatro” – una dote impareggiabile, ossia il senso del grottesco, che molto la differenziava dalle attrici napoletane della sua generazione (e anche della generazione precedente), oltre che il senso della misura nell’invenzione dei tempi comici.

   La più felice definizione della Palumbo è, forse, quella di «comico in gonnella» perché esalta le sue qualità più tipiche, quelle del vero comico, abile nel trasformarsi in spalla, come Dolores era solita fare in rivista, con Nino Taranto, a partire – come s’è detto – dal 1939, e via via continuò a fare anche nelle stagioni con Wanda Osiris, quando spesso, a sorpresa, regalava ai compagni e agli spettatori qualche gag ricevuta in eredità da Tina Pica, la sua “seconda mamma”. Dolores, infatti, era una delle più care amiche di Tina Pica (era più giovane di lei di circa venti anni), quasi una sua erede morale, con cui tra l’altro ha lavorato tutta una vita, tra teatro e cinema, riservandosi anche molto tempo libero insieme, tra grandi cucinate e giocate a carte, di cui erano entrambe appassionate. E come la Pica viene ricordata dalla maggior parte degli spettatori solo come Caramella nei Pane e Amore diretti da Dino Risi e Luigi Comencini, così Dolores viene ricordata soprattutto per quel «funicolare senza corrente!» della Luisella del celeberrimo film Miseria e nobiltà (1954) di Mario Mattoli, con Totò, tratto dall’omonima commedia di Eduardo Scarpetta.

   A proposito della sua esperienza cinematografica con Totò, la Palumbo disse che ebbe modo di conoscere il principe Antonio De Curtis negli anni che seguirono il suo debutto teatrale; c’era fra entrambi una vera, reciproca stima. L’attrice ricordava nitidamente la sua interpretazione di Pinocchio nella rivista Volumineide che mandava in visibilio il pubblico. Dei due film realizzati assieme a Totò, la Palumbo non predilesse Gambe d’oro (1958), mentre ricordava con piacere Miseria e nobiltà (1954, dalla commedia di Scarpetta): Totò interpretava Felice Sciosciamocca, mentre l’attrice sosteneva il ruolo della verace e prepotente Luisella, sua seconda moglie. La Palumbo ammise di non poter assolutamente dimenticare quella sequenza in cui Totò depose nelle tasche della sua casacca gli spaghetti che erano stati serviti a tavola. Quella scena – a suo avviso – fu una delle migliori del film.

   Dolores può vantare – come si anticipava – una fortunata carriera cinematografica, molto intensa soprattutto tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta: l’attrice partecipò, infatti, a un buon numero di pellicole, ricoprendo sempre ruoli comici e brillanti. Magistrali sono le sue interpretazioni, oltre che in Miseria e nobiltà, nei seguenti film: La fanciulla di Portici (1940); In campagna è caduta una stella (1940); Non ti pago! (1942); Abbasso la fortuna! (1947); Lo sciopero dei milioni (1947); I pompieri di Viggiù (1949); Vivere a sbafo (1950); Lorenzaccio (1951); Café chantant (1953) di Camillo Mastrocinque, con Alberto Talegalli, Nino Taranto, Aldo Fabrizi, Virgilio Riento e Corrado Mantoni (si tratta di una raffinata antologia della rivista italiana, in cui la Palumbo interpretava se stessa, riproponendo dei brani tratti dalla rivista Sciò Sciò di Nelli & Mangini); Carosello napoletano (1954) di Ettore Giannini, con Paolo Stoppa; Le vacanze del Sor Clemente (1954); Milanesi a Napoli (1955); Lazzarella (1957) di Carlo Ludovico Bragaglia, tratto dall’omonima canzone di Riccardo Pazzaglia e Domenico Modugno portata al successo da Aurelio Fierro; Mariti in città (1957) di Luigi Comencini; Buongiorno primo amore! (1957) di Marino Girolamo e Antonio Momplet; l’esilarante La nonna Sabella (1957) di Dino Risi, con Tina Pica, Peppino De Filippo e Renato Salvatori; La nipote Sabella (1958), sequel de La nonna Sabella, di Giorgio Bianchi (i due film sono tratti da un romanzo di Pasquale Festa Campanile: la Palumbo interpreta Carmelina, la sorella succube di una vecchia impicciona e dispotica, Tina Pica, che ostacola il matrimonio di Carmelina stessa con il suo eterno fidanzato Emilio, Peppino De Filippo); Pane amore e Andalusia (1958) di Javier Setò, con Vittorio De Sica, Lea Padovani e Tina Pica; Io, mammeta e tu (1958); Domenica è sempre domenica (1958); Ricordati di Napoli (1958); Psicanalista per signore (le confident de ces dames) (1959); Tre straniere a Roma (1959); Mariti in pericolo (1960); Anni ruggenti (1962) di Luigi Zampa; Liolà (1963); Io non vedo, tu non parli, lui non sente (1971); Don Camillo e i giovani d’oggi (1972); Sgarro alla camorra (1973); Figlio mio sono innocente! (1978).

   Celebri sono anche le sue apparizioni nei film musicali (o ‘musicarelli’) degli anni Sessanta, le cui colonne sonore erano scritte perlopiù da artisti quali Gianni Morandi, Bobby Solo e Little Tony (l’intera trama di questi film era sorretta dalla canzone che dava il titolo al film). La vediamo così recitare in Una lacrima sul viso (1964) di Ettore Maria Fizzarotti, con Bobby Solo, Laura Efrikian e Nino Taranto; In ginocchio da te, Non son degno di te e Se non avessi più te (1965), di Ettore Maria Fizzarotti, con Gianni Morandi, Laura Efrikian e Nino Taranto; Zum zum zum – La canzone che mi passa per la testa (1968) di Bruno Corbucci, con Lino Banfi, Pippo Baudo e Orietta Berti; Il suo nome è donna Rosa (1969) di Ettore Maria Fizzarotti, con Albano, Romina Power e Enzo Cannavale; Mezzanotte d’amore (1970) di Ettore Maria Fizzarotti, con Albano, Romina Power e Nino Taranto.

   In televisione la Palumbo partecipò ad un trittico scarpettiano coordinato da Mario Scarpetta: ’O scarfalietto, Tre pecore viziose e ’O miedeco d’’e pazze (1981), interpretate al fianco di Giuseppe Anatrelli.

    Dolores non ebbe figli, ma un matrimonio felicissimo con Gaetano Cenacchi, attore, suggeritore e amministratore della compagnia di De Filippo. Nino Taranto non rivendicava di essere stato il pigmalione della Palumbo, ma poteva sinceramente piangere, nel 1978, la morte di una compagna straordinaria e di un’amica eccezionale: l’attore sottolineò che, fino all’anno precedente, era solito trascorrere le feste natalizie con la propria famiglia, con lei e con il marito Gaetano nella propria abitazione al Parco Grifeo; evidenziò altresì con commozione che in teatro aveva realizzato con Dolores le più belle Riviste di Nelli e Mangini, la bella commedia Caviale e lenticchie di Scarnicci e Tarabusi e quasi tutto il teatro di Viviani; confessò infine di non saper indicare un’interpretazione campione della sua amica, perché Dolores – a suo avviso – era sempre la più brava.