Dal Filangieri al Villaggio mai nato: sulle tracce di Eduardo De Filippo nel ginepraio della politica e della burocrazia per dare voce ai ragazzi cosiddetti deviati.

I minori sono i cittadini di domani e dal come e dal quanto ci curiamo di loro dipende la buona riuscita di un essere umano, di una famiglia, di una città, di una intera nazione (1)

di Maria PROCINO

Il 25 settembre 1981 Isabella De Filippo nel suo diario, registra i dubbi di Eduardo dopo aver saputo che il presidente della Repubblica Sandro Pertini, ha deciso la sua nomina a senatore a vita. La notizia infatti non fa che agitare il drammaturgo che non sa se accettare o no la carica. Lui sa bene che le mura della politica italiana sono più alte di quelle di Troia e, al contrario, inespugnabili. Sa quanto i suoi tentativi di costruire occasioni lavorative e culturali, siano state ignorate o ostacolate, sa il prezzo che ha dovuto pagare tutta una vita per aver tentato di concretizzare imprese come una Cinecittà al Sud mai compiuta o una scuola a Napoli per attori, per tecnici, per quadri amministrativi, mai aperta. Ha vissuto anni lontano dalla famiglia per pagare i debiti accumulati, ha vissuto rinunce, sacrifici sopportati perché il San Ferdinando si trasformasse in un teatro aperto a tutti. Ascoltando troppo spesso una frase priva di senso e di valore: “Eduardo non fa niente per Napoli!”
Ma ha anche conservato le lettere di detenuti adulti e giovani che gli hanno raccontato la loro vita e gli hanno chiesto aiuto; fin dal 1949 quando Carlo Trabucco a nome della direzione dell’Azione Cattolica che si occupava dell’Assistenza Minorenni Traviati, gli aveva domandato una recita di Filumena (2). Ora, anche se il suo corpo non è forte, ha un’artrosi irreversibile, anche se è conscio che sta per intraprendere una ennesima battaglia difficile e incerta, il suo imperativo morale lo spinge ad accettare, per sostenere i giovani, impegnandosi anche politicamente per il loro futuro. 

L’Italia si avvia a vivere un triennio di recessione (1981-1983), l’inflazione è elevata, si aggrava la crisi occupazionale: tra il 1981 e il 1985 andranno persi circa 3,7 milioni di posti di lavoro. Nel I° Governo Spadolini (28.06.1981 – 23.08.1982, coalizione politica DC PSI PSDI PRI PLI), ministro di Grazia e Giustizia è Clelio Darida; Claudio Signorile il responsabile del dicastero per gli Interventi straordinari per il Mezzogiorno. Verranno approvati piani che porteranno a tagli della spesa pubblica, introduzione del ticket sanitario e per i medicinali, tagli alle spese previdenziali, aumento di imposte e delle tariffe, da quelle dell’acqua a quelle delle ferrovie. Aumentano le privatizzazioni come la Montedison che passa nelle mani di privati guidati da Mediobanca, Fiat e Pirelli. Nel I° Governo Craxi (04.08.1983 01.08.1986, coalizione politica DC PSI PSDI PRI PLI), Mino Martinazzoli viene nominato ministro di Grazie a Giustizia. Il paese dovrà fare i conti con lo scandalo della Loggia P2, con l’economia sommersa basata sullo sfruttamento di lavoratori a nero non solo adulti, mentre dilagano le organizzazioni criminali che trovano terreno fertile nella povertà e nel distacco, sempre più profondo, tra classe politica e società civile.
Il 23 marzo 1982 Eduardo De Filippo parla al Senato: è un evento storico perchè mai in Parlamento erano arrivate così nette e chiare le voci dei ragazzi. La realtà dell’Istituto Filangieri di Napoli a Salita Pontecorvo, diventa simbolo della condizione giovanile e della devianza in Italia. Eduardo parla a nome di tutti loro, rivolgendosi ai senatori.

Avrò bisogno del vostro aiuto, e spero che quando ve lo chiederò mi darete una mano. Si tratta di migliaia di giovani e del loro futuro. È essenziale che un’Assemblea come il Senato prenda a cuore… (scusatemi perché questo forse avrei dovuto precisarlo prima: io sono stato operato da poco ad un occhio e devo leggere un po’ piano, scusatemi tanto). Dunque si tratta di migliaia di giovani e del loro futuro ed è essenziale che un’Assemblea come il Senato prenda a cuore la riparazione delle carenze dannose, e posso dire catastrofiche, che da secoli coinvolgono quasi l’intero territorio dal Sud al Nord dell’Italia. Mi sono sempre domandato quale potrebbe essere il mio contributo affinché la barca di questi ragazzi che sta facendo acqua da tutte le parti, possa finalmente imboccare la strada giusta. Sono convinto che se si opera con energia, amore e fiducia in questi ragazzi, molto si può ottenere da loro (3).

Mentre l’intervento di Eduardo approda all’importanza della cultura e del lavoro come strategia di riscatto reale, il discorso del ministro della giustizia mostra emblematicamente il divario tra due territori, come verrà constatato anche dai giornalisti: “Nell’aula del Senato a distanza di pochi minuti due linguaggi diversi, due diversi modi di esprimersi”(4). 

Il Filangieri è un Istituto di osservazione maschile per minori in custodia preventiva. Si tratta cioè di un Istituto penale i cui fini non sono né possono essere puramente rieducativi,

afferma Darida. 
All’ordine burocratico Eduardo risponde tracciando la strada dell’ordine morale:

Signor Presidente, – risponde il drammaturgo partenopeo – prima di tutto faccio presente che da qui non mi sono arrivate tutte le parole del Ministro in modo da poter comprendere il concetto esposto. Ad ogni modo ho capito che si vuole creare un altro istituto più ampio, più bello, più arioso. Io però ho esposto il problema di quando questi ragazzi escono dall’istituto. Possono uscire colti ed istruiti, anche a livello di professionisti e non solo come artigiani. Gli altri però hanno bisogno di quanto io ho detto e su questo problema ritornerò di nuovo perché il mio intervento non si limiterà a questo. 

Le parole provocano reazioni da parte di politici e cittadini che applaudono chi costringe a fare i conti con un sistema destinato ad implodere. Il 3 aprile 1982 proprio Darida gli scrive “Sono lieto della circostanza per manifestarLe la mia personale ammirazione per il Suo appassionato impegno volto al recupero dei giovani dopo l’esperienza del carcere minorile e per confermarLe la mia disponibilità sul problema che Le sta a cuore”(5). Il 15 aprile riceve una lettera da Nilde Iotti: “Ho seguito via radio, nei giorni scorsi, il tuo intervento in Senato per i ragazzi del Filangeri e per la tua Napoli. È stato un momento di grande emozione; ma anche un segnale importante – di umanità e di impegno civile – dato a tutto il Paese”(6). Il 20 giugno Eduardo informa Pietro Ingrao:incontrerò il Professore Sommella per avere ragguagli su quel che è possibile fare non tanto per le carceri minorili quanto per il ‘dopo-carcere’ di questi ragazzi. Io sarei molto grato se tu volessi contribuire ad informarmi su quanto è lecito e possibile fare per i ragazzi, in modo che io possa presentare un progetto ben fatto e soprattutto pratico”(7). Il senatore De Filippo riesce a smuovere le acque stagnanti burocratiche.

 Carcerazione preventiva… un ragazzo di 13-14 anni entra in galera e può rimanervi ad aspettare il processo 4-5- anni … processi interminabili, mentalità repressiva, lentezze 

Il 24 febbraio del 1900 al Teatro San Ferdinando viene messo in scena l’atto unico di Salvatore Di Giacomo: ’O mese mariano. La storia di una ragazza madre, Carmela, che dopo aver sposato un uomo che non accetta il figlio, è costretta a rinchiuderlo nel Serraglio; dopo qualche anno chiede di rivederlo, ma il bambino è morto e nessuno, nell’istituto, avrà il coraggio di comunicarglielo. Il racconto si svolge nell’Albergo dei poveri (8), a Napoli chiamato comunemente Serraglio (Surraglio) che sorse sull’esempio di altri istituti del genere (9). Tra XVI e XVII secolo muta l’atteggiamento nei confronti dei bambini e dei ragazzi (10). Con la trasformazione economica e sociale che percorre quasi tutta l’Europa aumenta l’impoverimento, la disgregazione della famiglia patriarcale, il decadimento morale, fenomeni che portano anche all’incremento della criminalità minorile. Nel 1889 entra in vigore il codice Zanardelli che fissa l’imputabilità a 9 anni: il giudice deve accertarne il “discernimento”. Negli anni Trenta nascono l’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia, l’Opera Nazionale Balilla. Nel codice penale, il codice Rocco, si parla di “attenuanti per i minori”, 14 anni per le imputazioni, il riformatorio come misura di punizione. Nel 1934 con R.D.L. 1404, in ciascun capoluogo, sede di Corte d’Appello, viene istituito il Tribunale per i Minorenni, insieme a Centri di rieducazione per i minorenni. L’obiettivo rieducativo resta però ancora lontano. Nel secondo dopoguerra la Costituzione Italiana affronta il problema, ponendo l’attenzione proprio sulla rieducazione. Nascono gli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni, il primo a Roma nel 1949, ma è con la L. 1085/1962 che formalmente sono istituiti e regolamentati. Gli anni Settanta vedono un passo in avanti: la riforma del diritto di famiglia (L. 19/5/75 n.151), l’istituzione degli asili-nido (1971), il divorzio (1970), la legge sull’interruzione della gravidanza (1978), l’istituzione dei consultori familiari (1975), la riforma penitenziaria (1975) e quella sanitaria (1978). Sono abolite le Case di rieducazione; la devianza giovanile diviene una problematica di cui si discute moltissimo, adottando il principio del diritto dei minori e il loro recupero. Il D.P.R del 22 settembre 1988 n. 448 “costituisce la prima ampia riforma del diritto minorile. Il processo penale minorile, così come si delinea nei suoi principi guida è considerato un evento delicato ed importante nella vita del minore; deve perciò, essere adeguato alle esigenze di una personalità in fase evolutiva”(11).  Gli Istituti di osservazione vengono sostituiti dagli IPM Istituti penali minorili: “Il d.p.r. 448/88, introducendo il principio della residualità della detenzione per i minorenni opera, di fatto, rispetto al passato, una decentralizzazione del carcere nel sistema penale minorile. Il modello trattamentale è orientato a offrire stimoli e opportunità di crescita in un contesto relazionale finalizzato a valorizzare le attitudini dei giovani e a fornire loro opportunità per esprimersi e per comunicare, nonché di ricerca e di valorizzazione delle risorse e delle capacità”(12).

Le Regole minime per l’amministrazione della giustizia minorile sono adottate nell’Assemblea generale ONU del 29 novembre 1985. È del 20 novembre 1989 la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia che viene ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 27/5/1991, n.176.  
Oggi la Riforma Cartabia D.Lgs. n. 149 del 10 ottobre 2022 prevede la sostituzione degli attuali Tribunali per i minorenni con il Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie, mentre “prevale soprattutto a livello politico, con il riemergere di proposte che sono state sempre fin qui respinte: l’abbassamento dell’età dell’imputabilità, la limitazione alle possibilità di ricorso alle MAP e riduzione degli automatismi che rendono più residuale il ricorso alle carcerazioni. Dunque, più carcere anche per i minorenni e, soprattutto, per i giovani adulti che oggi possono rimanere in IPM fino a 25 anni. […]. A partire dal secondo semestre del 2023, per effetto delle disposizioni normative intervenute anche nel settore minorile (in particolare il D.l. 15 settembre 2023, convertito con modifiche in L. 13 novembre 2023, n. 159, il cosiddetto ‘decreto Caivano’), assistiamo a una rilevante crescita delle presenze negli Istituti: se la media del 2023 è di 425 presenze, passa alle 540 del primo semestre del 2024 (e a 552 il 31/10), tetto mai raggiunto dal 1990, con una percentuale di minorenni oggi pari al 60%. È dunque molto forte il rischio che il populismo penale arrivi a incidere anche sulle vicende della giustizia minorile”(13). Negli istituti si fa sentire il problema della presenza dei minori stranieri: “Se guardiamo adesso al numero complessivo dei delitti per i quali i ragazzi stranieri sono entrati in IPM nel 2025, vediamo che essi sono circa il 46% del totale dei reati ascritti ai ragazzi che hanno fatto ingresso in carcere. Tutto ciò significa che gli stranieri vanno a finire in IPM per reati meno gravi rispetto ai ragazzi di cittadinanza italiana (14). 
Nel luglio 2026 contro i presunti maranza e le baby gang, per la “prevenzione del disagio giovanile”, il Consiglio dei ministri approva il nuovo decreto sicurezza Piantedosi: nel disegno di legge il fermo preventivo anche per i minorenni e divieto di aggregazione nella cosiddetta movida (15). 
I controlli sono fondamentali, ma restano pericolosamente inutili e fuorvianti se non ci si muove concretamente, offrendo ad esempio palestre gratuite, palcoscenici teatrali dove misurare le proprie paure, dove poter esserci e scatenare le proprie energie di adolescenti, possibilità di studiare, di imparare un mestiere, di rifiutare gli stereotipi e i modelli nei quali annega l’universo adolescenziale. I ‘senza pelle’ così definiti in psicoterapia, da qualsiasi parte arrivino, sono pieni di rabbia e rancore, ‘guerrieri’ li descrive in un libro Gianluca Guida direttore del carcere di Nisida, svelandone quella vulnerabilità che Eduardo aveva visto e raccontato (16).

Oggi i partiti si muovono solo per iniziative capaci di portar voti alle elezioni. Invece questo castello in aria non porta né voti, né gloria e così la situazione si è mantenuta stagnante

Il senatore Eduardo De Filippo visita il Filangieri invitato dai ragazzi per inaugurare il teatrino: è il 12 ottobre 1981. Grazie ai suoi interventi si amplifica l’attenzione delle istituzioni nei confronti dei minori. In quel periodo la Regione Campania, il Comune di Napoli, insieme alla Regione Piemonte e il Comune di Torino, con le Amministrazioni del Ministero di Grazia e Giustizia, creano iniziative, progetti comuni, tavoli di studio. A Napoli si inaugura la Prima settimana di studi Giovani-Devianza-Società, si allestisce una Mostra Mercato Il gabbiano al Castel dell’Ovo dal 9 al 15 ottobre. Numerosi gli articoli che ne parlano e che focalizzano l’attenzione sul problema, grazie alla partecipazione dell’attore partenopeo. Al Filangieri i ragazzi insieme al direttore Luciano Sommella, lo accolgono presentandogli anche il giornalino Le nostre voci in ciclostile, che raccoglie le loro storie: “avevo sei anni quando andai a rubare per la prima volta insieme ad un mio amico quindicenne… Incominciammo a rubare degli uccelli (cardilli) sopra i balconi e li andavamo a vendere in mezzo alla strada”.
“Mi chiamo Salvatore e quando uscirò dal Filangieri penso di mettere la testa a posto, ma non so se ci riuscirò. Infatti io penso che oggi per vivere ci vogliono molti soldi”. E Gennaro: “Io come tanti altri ragazzi del Filangieri abito in uno squallido quartiere, la mia famiglia non sempre mi può seguire, già è tanto se mi dà da mangiare, per la condizione economica disastrosa. Oggi la vita è dura, per vivere ci vogliono tanti soldi”.
“La mia vita è un delitto. Voi che credete di amarmi… voi che credete di capirmi, Voi che volete insegnarmi tutto, Voi che fate finta di prendermi per un uomo che cosa ne sapete delle mie angosce di bambino? E voi che mi prendete ancora per un bambino, che cosa sapete dei miei tormenti da uomo?” 
Quelle pagine colgono anche le voci degli agenti che non vogliono essere considerati ‘sbirri’ e provano a comprendere, a lasciare fuori ogni giorno, i problemi per una paga insoddisfacente, la stanchezza fisica e morale contro la quale spesso combattono.
Il 19 luglio 1983 al Senato viene presentato un disegno legge d’iniziativa di Gozzini, Ossicini, Ulianich, Napoleoni e Anderlini, relativo all’ordinamento e competenze degli uffici giudiziari e della magistratura per i minorenni (17).
Le lettere che arrivano ad Eduardo dalle carceri italiane sono davvero tante. Il 10 marzo gli scrive un ragazzo dal carcere di Poggioreale: 
“qui a Poggioreale è sempre un casino come ben sapete ci sono queste bande rivali che si ammazzano tra di loro però quelli che subbiamo siamo noi ragazzi […] qui si vive di terrore. […] Ci vorrebbe un libro o una cinepresa per vedere tutto quello che succede qui dentro”(18).

A luglio a Nisida viene messa in scena Annella di Portacapuana di Gennaro d’Avino nella rielaborazione di Michele Serio. La compagnia è il Teatro della Tammorra con Carlo Croccolo e Rosalia Maggio e si avvale della partecipazione dei ragazzi. Il 26 luglio la commedia viene rappresentata alla presenza di Eduardo (19). “Ed Eduardo ieri è stato più che puntuale. È arrivato sull’isolotto con un’ora di anticipo sull’orario fissato per lo spettacolo (le 21). La prima cosa che ha detto – ai ragazzi di Nisida – è stata questa: «Sappiate che sarete liberi, solo se sentirete la libertà in voi stessi»”(20). 
Eduardo ha in mente un altro grande progetto: la costruzione di un villaggio che possa accogliere i ragazzi che vivono disagi sociali, quelli che hanno concluso il loro periodo di pena detentiva, quelli che fanno uso di droga o rischiano di diventare manovalanza per la criminalità organizzata. Inizialmente lo spazio viene trovato a San Giovanni a Teduccio la vecchia fabbrica, probabilmente la Corradini. Pensa alla costituzione della Fondazione Eduardo De Filippo per lo studio e lo sviluppo della cultura, dove confluiranno anche gli emolumenti che prende come senatore (21). L’idea gli era venuta quindici anni prima, ascoltando un ragazzo che era andato a trovarlo a teatro. Viene individuato uno spazio vicino Benevento. E l’idea di un villaggio per i ragazzi, di una comunità dove possano vivere, sembra concretizzarsi. Del resto non è già accaduto al Nord, a San Patrignano nei pressi di Rimini, dove sulle colline, dal 1978, esiste una comunità che accoglie i ragazzi? 
Eduardo sa che si può fare; lo sa, come sapeva quanto si poteva fare, costruendo il San Ferdinando, perchè un esempio, lo aveva visto e applaudito nell’inaugurazione del Piccolo teatro di Milano, dei suoi amici Paolo Grassi e Giorgio Strehler. 

“Ieri sono venuti Raimonda e Aldo Lori Rossi, per il villaggio artigiano che Eduardo vorrebbe fare costruire per i ragazzi di Napoli. È stato bello parlare con due persone tanto intelligenti di un progetto così splendido”. Così ricorda Isabella il 18 luglio 1982 mentre sono a Velletri. Pochi giorni dopo Eduardo parte per Nisida, per l’inaugurazione della Scuola di scenografia. È instancabile: lavora alla nascita della commedia Mettiti al passo, segue l’avviamento della Compagnia di Luca. Recital di poesie, nuove commedie, interviste. Trova anche un alleato nel ministro Signorile. Nei suoi appunti, Eduardo ricorda i fondi raccolti dopo il terremoto e depositati nella Banca del Fucino, ricavati da recite e recital, offerte da parte di privati, compagnie, scuole ecc.; denaro che doveva servire per la ricostruzione di uno dei paesi distrutti, ma bloccato dalla burocrazia, dai tempi lunghissimi della politica. Fondi che poi, dopo aver parlato con i ragazzi del Filangieri, mette a disposizione del progetto Villaggio. Annota: “Ne fui molto impressionato; soprattutto la preoccupazione dei ragazzi per il loro futuro mi colpì, e cominciai a pensare come si poteva aiutarli. Presi a sognare un paese, un villaggio, diciamo, di artigianato antico e moderno […]. Ma era solo un’idea […]. Mentre mi scervellavo su come attuarla, mi telefonò il Ministro per il Mezzogiorno Claudio Signorile. Aveva sentito parlare della mia idea, gli era piaciuta ed aveva possibilità e soprattutto l’intelligenza per dare ossatura pratica al progetto”(22). Eduardo decide di creare una fondazione mentre non perde mai di vista il dibattito parlamentare sulla carcerazione minorile. 

Nella fondazione io verso in maggioranza non soltanto il denaro da me guadagnato ma anche denaro che mi è stato affidato con grande fiducia da gente ricca e da gente povera e poverissima […]. Perciò vanno benissimo le spese riguardanti la costruzione o ricostruzione di edifici per il Villaggio Artigiano, benissimo quelle riguardanti il lavoro dei ragazzi ed il loro benessere, benissimo quelle destinate a pagare i tecnici che guidino il lavoro dei ragazzi. Sono inaccettabili invece spese per feste, congressi, tavole rotonde, discussioni, viaggi, alberghi dei partecipanti, super-visori onorari, macchine per portare in giro autorità o esponenti di partito. Tutto questo può anche starci, ma le spese che implicano non devono gravare sul bilancio del Villaggio […] niente favoritismi, […] non bisogna lasciarsi influenzare dai partiti o da singole persone; non si deve perdere tempo a dissertare su argomenti accademici o comunque astratti (23). 

Ma i muri di gomma continuano ad alzarsi silenziosi e impenetrabili. Il 10 giugno 1983 scrive al ministro Signorile: “Caro Claudio, sono mesi che non so più niente di te e non ti nascondo che ne sono addolorato […]. In fondo sei stato tu a cercarmi, tu a propormi di lavorare insieme ad un mio progetto al quale tenevo e tengo molto […]. D’altra parte, questo episodio, anche se doloroso, mi ha confermato nella mia opinione che in Italia è impossibile costruire qualcosa assieme ai politici”(24).  Il ministro gli risponde: “ricevo la tua lettera e ne provo un vivo dispiacere. Le cose non stanno così: c’è un ritardo di burocrazia (spero non di boicottaggio democristiano), ma la volontà di realizzare la Fondazione è in me fermissima”(25).
Il 16 ottobre 1983 scrive a Federico Nicese vicedirettore generale della Siae dando disposizioni affinchè i diritti per suoi spettacoli, siano divisi tra il Filangieri, Nisida, il carcere minorile Fornelli di Bari, la Mensa per i bambini proletari di Napoli. 
Per Eduardo ancora un tour de force: 

io non desidero una seconda Nave Caracciolo – aveva specificato alla fine del suo discorso al Senato – Propongo di sollecitare il governo affinché dia il via alla assegnazione al Filangieri di uno spazio in una località ridente su cui costruire un villaggio con abitazioni e botteghe dove i giovani, già avviati ai mestieri e all’artigianato possano abitare e lavorare ognuno per proprio conto assaggiando in tal modo il sapore del frutto della loro sacrosanta fatica , recuperando la speranza e la fiducia di una vita nuova che restituisca loro quella dignità cui hanno diritto e che giustamente reclamano (26).

A Benevento il Consiglio provinciale fa sua la proposta; si discute per creare una commissione che decida, si parla di dare una ex casa colonica alla periferia della città e, a Buonalbergo, un edificio di tre piani ex convento dei salesiani con dieci ettari intorno. Ma i malumori sono all’angolo, come le proteste di chi ha paura che questi giovani siano pericolosi e possano invadere il Sannio. Eduardo non si ferma: cerca sponsor e imprese che vogliano appoggiare il suo progetto, redige una bozza di statuto per la creazione della Fondazione. De Iapinis presidente degli artigiani sanniti conferma la disponibilità degli imprenditori artigiani al progetto. In una lettera a Eduardo si dichiara d’accordo “non è pensabile che una società come quella in cui viviamo, non si faccia carico, sopra ogni altra cosa dell’inserimento dei deviati… come momento essenziale e determinante dello stesso sviluppo”(27).
I tempi si allungano “Il nobile desiderio di Eduardo De Filippo di vedere realizzato un villaggio per i giovani deviati con abitazioni, botteghe artigiane, officine, […] non è stato ancora realizzato. […], quanto ci ha dichiarato il presidente dell’Ente Provincia di Benevento conferma che per il villaggio dei giovani deviati, da realizzare nel Sannio nulla è stato già deciso; l’argomento non è stato dibattuto in Consiglio provinciale e, da quel che si è potuto intuire, non pare abbia suscitato grande entusiasmo nelle forze politiche beneventane. […] Per la concretizzazione della proposta di Eduardo De Filippo – ha detto Todeschi presidente della Provincia – ho preferito che ogni decisione sia presa da una commissione formata da tutti i capi gruppo dei partiti”(28).


Il 3 marzo 1984 Eduardo scrive a Martinazzoli: “caro Ministro mi scusi se le do fretta: la mia paura è che al Senato approvino la legge sulla carcerazione preventiva così com’è ora e che allora non ci sarà più niente da fare…”(29). Sta registrando La tempesta, ha problemi agli occhi ma va avanti. Il 28 marzo ancora si rivolge a Martinazzoli augurandosi che si possa attuare un Ordinamento penitenziario per i minori e una legge nuova sul tribunale per i minori (30). Lo stesso giorno scrive anche a Gozzini chiedendo informazioni sulla legge: “la più grande ingiustizia che ci sia, più grande della fame, è il non lasciare scelta ad un ragazzo tra il bene e il male, cioè offrigli solo il male per continuare a vivere”(31).

Il 6 aprile 1984 torna al Filangieri. Nel suo diario Isabella annota: “Poveri ragazzi, chissà cosa sperano, se sperano, da Eduardo che ha le mani legate, perché sono mani pulite e non politiche”. Il 29 aprile il collegamento da casa con l’Istituto, nel corso della trasmissione «Blitz» condotta dal giornalista Gianni Minà (32). Uno dei più celebri drammaturghi del Novecento non si risparmia e, durante il collegamento, dopo aver ribadito che ha scritto il suo intervento, così nessuno può fraintenderne il significato, canta un brano di una canzone che Viviani scrisse per celebrare la nave-scuola Caracciolo (33) e che nell’eco della voce di Eduardo, sembra trasformarsi nell’istanza di riscatto di tutti i ragazzi in ogni parte del mondo:

Addio botte cu pere, capriole pe’ ‘a città, pezzulle ‘e marciapiedi non me
siente chiu’ ronfa’
Io tengo chi m’ha dato vitto, alloggio e civiltà. ‘A folla de’ scugnizzi mo’ so’
‘a meglio gioventù, 
fotografa ‘sti pizzi che addo’ vai non trovi cchiù’ (34).

L’8 giugno 1984 l’Ufficio IV della Direzione generale per gli istituti di prevenzione e pena assume la denominazione di Ufficio per la giustizia minorile. Durante l’anno ancora molte sono le iniziative a favore del progetto Villaggio, numerose sono le imprese che vogliono donare fondi; Eduardo prega di non versarli ancora “giacchè le trattative per la realizzazione del villaggio artigiano subiscono continue fermate, d’ogni tipo e … colore, e dopo l’estate non sarà tanto facile riannodare i capi di questo difficile rapporto, che i partiti e l’opportunismo di molti rendono tormentoso”(35). 

Il programma si arena dietro pastoie burocratiche e silenzi politici. Per tutta la sua vita Eduardo De Filippo ha cercato di realizzare, di costruire ma in realtà, non è stato mai seguito davvero ed ha dovuto lottare nel suo rapporto con le Istituzioni,  per la creazione della comunità dove i ragazzi emarginati possano avere cure, vivere insieme, imparare un mestiere legato all’artigianato, studiare. Dove possano riappropriarsi della loro vita del diritto a riconoscerla la Bellezza loro negata, dove la rabbia si possa trasformare in creatività. 

qualsiasi cosa gli adulti possano fare per correggere gli errori sociali sarà
vanificata se parallelamente non ci si preoccupa di dare ai minori una
formazione una guida e soprattutto il buon esempio

Il 31 ottobre 1984 quel cuore che lui stesso definiva “puntellato da un pace-maker ma leggero perché pieno di amore e di entusiasmo”, si ferma per sempre, lasciando tutti senza parole, i ragazzi, attoniti, si sentono ora  di nuovo soli. Scrivono a Isabella e Luca perché sentono di aver perso: “la persona che ci considerava”, sono certi che “la sua anima buona e piena di affetto è ancora fra di noi tutti”; “queste giornate piene di tristezza sembrano un incubo che mi sveglio da un bel sogno pieno di fantasia”. Scrive Sommella: “C’è un silenzio, una compostezza ed una tristezza in giro in questo Istituto che rabbuiano l’animo ma che, ancora una volta, fanno pensare sulla vera natura e sui sentimenti autentici di questi nostri giovani. Eduardo ancora una volta aveva ragione!”(36).

Dovremmo parlare di sconfitte ma non è del tutto la realtà, ancora una volta Eduardo ha ragione: il punto di partenza è la morte, non la nascita. Nel 1987 viene varata la Legge regionale N. 41 «Interventi a sostegno della condizione giovanile in Campania» detta legge Eduardo. Nel 1988 viene promulgato il Nuovo codice di procedura penale 22/9/88 n.448. Nel 2008 nasce la Fondazione Eduardo De Filippo, nel 2015 Luca De Filippo vuole fermamente il Convegno a Napoli: 30 persi? La prevenzione della devianza giovanile in Campania a 30 anni dalla legge Eduardo: risultati e prospettive. L’organizzazione è affidata alla Fondazione. 

Se riuscissimo a fronteggiare questo problema, – afferma Luca – senza demandare, temporeggiare anno dopo anno, avremmo ragazzi pronti ad essere risorse per la società. Quello che però mi spinge a un grande e forte ottimismo mi dà la voglia di continuare, e questo: da poco, sono il direttore della scuola di recitazione dello Stabile di Napoli; ho selezionato tanti partecipanti, fino a scegliere più di trenta ragazzi rendendomi conto che la maggior parte di loro proveniva dai quartieri che ogni giorno fanno notizia sui giornali per ragioni di cronaca. Questi ragazzi pur venendo dall’hinterland napoletano, hanno scelto il teatro come luogo di aggregazione. Nell’adolescenza si cerca l’appartenenza al gruppo anche per sentirsi protetti ed è bellissimo che molti di loro si sono rivolti al teatro e non alla criminalità, ai clan, per sentirsi parte di un gruppo (37).

Durante il convegno si pone l’accento sulla Bellezza: 

“Primo: non li educhiamo al Bello. Che significa? Significa che se un ragazzo non ha idea di cosa sia bello, come fa a capire quanto è importante ciò che vive? Se noi non diamo a questi ragazzi l’idea che esistono cose belle, che esiste la possibilità di vivere in un quartiere che hanno dimensioni diverse con attrezzature sportive, spazi per vivere il diritto ad essere bambini, perché a molti dei ragazzi legati alla devianza è stato negato il diritto ad essere bambini; se noi non diamo a questi ragazzi la dimensione della Bellezza… come possono crescere in maniera diversa?” Riflette il giudice Pietro Avallone. E ancora Gianluca Guida: “Se vogliamo dare una risposta concreta di recupero e di opportunità a questa generazione di ragazzi, dobbiamo avere il coraggio di costruire il Bello attorno a loro. […] In un territorio abbandonato e depauperato, quale risposta diversa avrebbe potuto esserci? […] Nella nostra città quanta attenzione alla qualità del vivere è stata data? Un giovane che cresce in un contesto di disattenzione e abbandono, disinteresse, dove l’unica risposta viene data da altri che gli danno prospettiva e riconoscimento immediato, può mai non giustificare, almeno in parte, le scelte che fa?”. 

Sono trascorsi 11 anni da quel convegno da quelle proposte, da quei proponimenti, dal confronto di esperienze tra operatori non solo italiani. Il Villaggio Artigiano è rimasto un sogno. Dietro le mura degli istituti attraverso l’abnegazione e la resilienza (se vogliamo utilizzare un termine di moda) di coloro che lavorano, resta un sottile barlume di speranza. Gianluca Guida a Nisida e Francesco Pellegrino direttore dell’IPM di Catanzaro sono alcuni esempi di come è stata elaborata la lezione di Eduardo De Filippo, cercando di offrire ai ragazzi quotidianamente, uno strumento per riconoscerla la Bellezza per comprendere che ne hanno diritto come cittadini e non come schiavi. A loro si aggiungono giudici, assistenti e guardie penitenziarie, associazioni, volontari. Il teatro è una straordinaria forza motrice e gli esempi sono davvero tanti: nel 2022 Catanzaro, attraverso l’attività di Rodolfo Calaminici motore del Gruppo teatrale che lavora all’IPM, chiede alla Regione Calabria di adottare la legge Eduardo. Nel 2026 sempre all’IPM calabrese per la messa in scena di Non ti pago! alcuni dei ragazzi che avevano terminato il periodo di detenzione, hanno domandato di poter restare per recitare. Carolina Rosi, Salvo Ficarra e Nicola Di Pinto protagonisti sulle scene di Non ti pago! l’ultima regia di Luca, hanno voluto inviare ai ragazzi, messaggi video appassionati, per applaudire il coraggio di questi giovani chiamati da loro ‘colleghi’. La Fondazione Eduardo De Filippo ha accolto i ragazzi del liceo Elsa Morante di Scampia e del liceo Mazzini di Napoli, discutendo insieme di Eduardo, di Luca, di come si reagisce ad uno stato anoressico sociale che sottrae loro i sogni. Massimiliano Gallo ha raccontato Nisida e l’incontro con Eduardo nel film La salita. Il collettivo teatrale Puteca Celidonia che da anni lavora sul territorio campano, ha realizzato e presentato il 15 luglio al Teatro Mercadante Le parole che non dico favola per ragazzi sommersi progetto condiviso con l’Ipm Nisida, con il Dispac/Unisa, con il Teatro nazionale e la Fondazione EDF. La cultura che esplicita il bisogno di sinergie che non affondino in momenti isolati sporadici e reliquari, la cultura come luogo di tensione creativa al servizio delle nuove generazioni, la cultura modello di una progettualità non schiacciata dall’onnipotenza di una politica indifferente o puramente repressiva: questo l’intento etico e morale di Eduardo De Filippo.  Nonostante le gravi problematiche sulla sicurezza tentino il paese verso il passato, nonostante le carceri minorili vedano l’aumento di giovani pronti ad offrire manovalanza ad una criminalità paradossalmente più feroce, le briciole gettate da Eduardo non sono andate disperse.  

“A nord ovest di Napoli c’è una piccola isola che si chiama Nisida; dal capo di Posillipo ci si arriva via terra […]. Alla fine ci si trova dinanzi a due grandi cancelli fatti di ferro robusto Sono i cancelli del Carcere Minorile di Napoli. […]. Dietro quel carcere occhi grandi, immensi, che racchiudono in un unico sguardo la disperazione di un destino prestabilito e ineluttabile. Occhi duri, asciutti che rivelano l’insopportabile ricordo di ciò che hanno visto. Occhi che non si aspettano né una mano tesa né un sorriso amichevole. […] Sono i nostri figli che non abbiamo saputo difendere da noi stessi. Vengono da tutte le parti, non solo da Napoli e appartengono a tante etnie diverse. In comune però hanno i quartieri dove sono cresciuti, il cui degrado è talmente perfetto che sembra progettato a tavolino in modo predeterminato e competente. […] Viene allora spontaneo chiedersi: ma se questi ragazzi fossero nati in quartieri che hanno dimensioni diverse, in famiglie “normali”, si sarebbero comportati allo stesso modo? Avrebbero commesso gli stessi crimini? Se fossero andati a scuola, se avessero socializzato in modo corretto, se gli fosse stato insegnato un mestiere onesto, se avessero potuto gioire del sapere, dell’arte, del bello, sarebbero riusciti a inumidire, anche solo per una volta, quegli occhi aridi? […]. Nisida,  […] è oggi simbolo e memoria di tutti quei ragazzi cui è stata strappata in modo violento l’innocenza e la speranza, togliendogli la possibilità di vivere con serenità e gioia l’infanzia e l’adolescenza. Ragazzi che la morale della nostra società, del nostro modo di vivere, chiamano in gergo “danni collaterali”(38). 


  1.  Le citazioni in corsivo e in grassetto che fanno da incipit ai paragrafi sono tratte da Solo castelli in aria? L’intervista a Eduardo De Filippo, Protagonista il minore Adozione devianza e lavoro, a cura di M. D’Angelo, M. De Giorgi, D. Repetto, pagg. 226-229, Roma, 1984.
  2.  Lettera di Carlo Trabucco a Eduardo De Filippo, Roma, 27 aprile 1949.
  3.  Intervento di Eduardo De Filippo in Senato della Repubblica. VIII Legislatura, 398° seduta pomeridiana, 23 marzo 1982.
  4.  L. Anferlini, Eduardo e il Ministro due mondo a confronto, «Paese sera», 23 aprile 1982.
  5.  Lettera di Clelio Darida a Eduardo De Filippo, Roma, 3 aprile 1982.
  6.  Lettera di Nilde Iotti a Eduardo De Filippo, Roma, 15 aprile 1982.
  7.  Lettera di Eduardo De Filippo a Pietro Ingrao, Roma, 20 giugno 1982. Luciano Sommella fu direttore del Filangieri e poi di Nisida.
  8.  Il Serraglio venne costruito nel 1749 da Ferdinando Fuga chiamato a Napoli da Carlo III di Borbone nell’ambito del progetto di rinnovamento edilizio portato avanti dal re. L’opera però rimase incompiuta. Pensato per accogliere tutti i poveri, sul modello degli altri grandi complessi architettonici che nascevano in altre città, accolse soprattutto gli orfani, i trovatelli. Il luogo divenne sinonimo di carcere. Cfr. A. Moccia, Assistenza, istruzione e carità a Napoli e in terra di lavoro, Roma, 2010.
  9.  La Generala (denominata dal 1825 Ferrante Aporti), il Buon Pastore e l’Ergastolo a Torino, la Casa di correzione a Milano, nel 1770 il carcere e ospizio e orfanatrofio dell’Istituto apostolico di San Michele a Roma. Cfr. http://www.cgmtorino.it/escursustorico.htm; http://www.davinotti.com. “Nella seconda metà del XVII secolo si realizza una delle prime esperienze carcerarie moderne: a Firenze all’interno dell’Ospizio del S. Filippo Neri per giovani abbandonati viene istituita una sezione destinata fondamentalmente a giovani con problemi di disadattamento. Cfr. Archivio di Stato di Milano, Fondo Carceri giudiziarie di Milano, registri 1859-1945. È del 1703 a Roma l’ospizio di S. Michele in Ripa, nel 1786 a Palermo la Real casa di correzione per donne e minori traviati. Si legga A. Salvati, La giustizia minorile tra riforme e problemi irrisolti, in «Amministrazione in cammino», https://www.amministrazioneincammino.luiss.it/2010/05/08/la-giustizia-minorile-tra-riforme-e-problemi-irrisolti/.
  10.  Cfr. P. Aries, Padri e figli nell’Europa medievale e moderna, Bari, 1981. 
  11.  A. Salvati La giustizia minorile tra riforme e problemi irrisolti, cit. 
  12.  Cfr. https://www.giustizia.it/giustizia.
  13.  F. Prina, Abolizionismo e giustizia penale minorile in Sistema penale https://www.sistemapenale.it/
  14.  Cfr. P. Gonnella I giovani stranieri nel circuito penale minorile, in Io non ti credo più – VIII rapporto di Antigone sulla giustizia minorile e gli Istituti di pena minorile, 2026, https://www.ragazzidentro.it/i-minori-stranieri-nel-circuito-penale/.
  15.  https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-181/32336
  16.  G. Guida, Guerrieri. Nisida non è solo un luogo, è uno stato dell’anima, Roma, 2026.
  17.  Il disegno di legge n. 23 confluirà poi nella legge 10 ottobre 1986 n. 663 “Legge Gozzini”. Cfr https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1986-10-16&atto.codiceRedazionale=086U0663
  18.  Lettera di VP a Eduardo De Filippo, Napoli Carcere di Poggioreale, 10 marzo 1982.
  19.  Lo spettacolo arriva al San Ferdinando nel gennaio 1983 e debutta poi al Teatro centrale di Roma grazie al patrocinio dell’Eti. Cfr. A. Savioli, Se la Locandiera parla napoletano, «L’Unità», 16 gennaio 1983; R. Sala Tutti la vogliono e uno la piglia, «Il Messaggero», 16 gennaio 1983.
  20.  E. Perez, Progetto Nisida: al di là delle sbarre, «Il Mattino», 27 luglio 1982.
  21.  A. Ghirelli, Eduardo: aiuterò gli scugnizzi, «Il Corriere della sera», 12 marzo 1983.
  22.   Eduardo De Filippo, Appunti per un Villaggio artigiano.
  23.  Ivi.
  24.  Lettera di Eduardo De Filippo a Claudio Signorile, Roma, 10 giugno 1983. 
  25.  Lettera di Claudio Signorile a Eduardo De Filippo, s.d. probabilmente giugno 1983.
  26.  Eduardo De Filippo, Intervento al Senato, cit.
  27.  Lettera di Ambner De Japinis a Eduardo De Filippo, Benevento, 5 giugno 1984.
  28.  G. Vernicchi, Aspettando la commissione… «Il Mattino», 21 febbraio 1984.
  29.  Lettera di Eduardo De Filippo a Mino Martinazzoli, Roma, 3 marzo 1984.
  30.  Lettera di Eduardo De Filippo a Mino Martinazzoli, Roma, 28 marzo 1984.
  31.  Lettera di Eduardo De Filippo a Mario Gozzini, Roma, 28 marzo 1984.
  32.  Dopo «Blitz» Eduardo e Isabella partirono per San Marino dove il 12 maggio Eduardo incontrò i ragazzi delle scuole superiori.
  33.  Sull’esperienza della Nave Asilo Caracciolo nata nel 1913 cfr. https://www.indire.it/2016/07/15/un-esperimento-educativo-straordinario-la-nave-asilo-caracciolo-a-napoli/
  34. Pezzi di marciapiedi, ora non mi sentirete più dormire. Ora ho chi mi ha dato vitto e alloggio e civiltà. Ora la folla degli scugnizzi sono la migliore gioventù. R. Viviani, A nave Caracciolo, 1920.
  35.  Lettera di Eduardo De Filippo al Prof. Pinori, Roma, 23 settembre 1984.
  36.  Lettera di Luciano Sommella a Isabella e Luca De Filippo, Napoli, 2 novembre 1984.
  37.  Luca De Filippo, Intervento al il Convegno: 30 persi? La prevenzione della devianza giovanile in Campania a 30 anni dalla legge Eduardo: risultati e prospettive, Napoli, 30-31 ottobre 2025.
  38.  Luca De Filippo, Intervento al Convegno, pubblicato in M.E. Milone, Lettera a Francesco, Napoli, 2015, pagg. 59-61.

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