di Maria PROCINO

Devo essere sola per capire me stessa(1)… sulle tracce di Italia Vitaliani donna, attrice e capocomico
Allora in mancanza dell’autentico filo d’Arianna… il signor José dovrà servirsi di un rustico e normale rotolo di corda acquistato in drogheria e che ricondurrà nel regno dei vivi colui che, in questo momento, si accinge ad entrare nel regno dei morti (2)
Le impronte di una vita spesso si perdono inesorabilmente e non restano nemmeno nei ricordi, polvere che si confonde con la polvere; eppure sono quei granelli che, strato dopo strato, generano montagne, anche se nessuno rammenterà più la loro funzione. Ci sono granelli, che proprio non ci stanno a perdersi e così intenzionalmente, si sollevano dal tempo, entrano negli occhi, nella mente, trasformandosi in tatuaggi, immagini fabulatorie. Nei panni di un Teseo della memoria entri nel labirinto oscuro dell’oblio che non ammette deragliamenti. Passo dopo passo come il pignolo signor José eroe di Saramago o come John May il solitario protagonista di Steel life (3), osservi, interroghi, ritrovi una lettera, una foto. Tassello dopo tassello meticolosamente, recuperi quei sussurri che diventano voci sempre più chiare, quella polvere che compone una storia ben definita.
Fu Lello Vianello organizzatore teatrale ed amico che, davanti ad un caffè, iniziò a raccontarmi la storia di zia Italia. La madre di Lello era stata un’attrice appartenente ai Vitaliani, insieme a sua sorella capocomico Elisa Vanda Braccioni in arte Lisa Lisette, cugine di secondo grado della Duse. I Vitaliani e i Duse famiglie d’arte, girovaghe, erano imparentati attraverso vari matrimoni. Il padre di Lello, Gianni, era stato organizzatore ed impresario di quel teatro che ancora, si fa non si discute…
Adele, Giorgina, Clara, Riccardo, Umberto: la Drammatica compagnia Grandi Spettacoli Fratelli Vitaliani, proponeva nel repertorio: Come le foglie e Santarellina, Spettri e Tosca, I promessi sposi e Quo vadis. Di questa famiglia facevano parte anche Evangelina, attrice prevalentemente cinematografica ed Italia una delle signore della scena.
17 marzo 1928 sulle pagine della rivista «L’Arte drammatica» si legge: l’attrice Italia Vitaliani è malata e povera, vive a Milano con il figlio e la nuora ed ha bisogno di aiuto. Viene creato un Comitato e, da quelle pagine, viene chiesta la collaborazione di attori e attrici, di tutti coloro che amano questa interprete che “non solo in patria, sollevò i più schietti entusiasmi e conobbe i più grandi trionfi. Da Pietroburgo a Madrid e nelle lontane Americhe”(4). L’invito non resta inascoltato.
Italia Vitaliani in quegli anni è ancora una attrice amata per le sue doti di interprete moderna, in un mondo teatrale che sta vivendo profonde trasformazioni, ma che riesce a superare ostacoli fisici ed economici, per portare le voci di autori anche nei paesi più lontani e difficili da raggiungere, dove regna l’analfabetismo più radicato. Il teatro tra Ottocento e Novecento annovera nomi come Flavio Andò, Claudio Leigheb, Andrea Maggi, Enrico Belli, Virginia Marini, Virginia Reiter, Giacinta Pezzana, Teresa Mariani, Ada Borelli, Eleonora Duse, Imma e Irma Gramatica, Tina Di Lorenzo, Wanda Capodaglio, Maria Melato, nomi che oggi dicono poco o nulla anche ai ragazzi che si avvicinano ai palcoscenici e che dovrebbero conoscerli, perché non si fa teatro senza memoria.
Italia è attrice, capocomico, in tempi in cui certo la competizione con gli uomini è forte, ma le donne non smettono di far sentire la loro vitalità. Nel teatro pur gareggiando sulla scena, le compagnie girovaghe si aiutano dietro le quinte, senza clamori; in quel muto e mutuo soccorso che riesce a far superare i sempre più implacabili ed assidui controlli che contribuiscono a far sparire molte compagini, mentre altre continuano, trovando la forza unica e solita di chi su quelle tavole di legno è nato e su quelle tavole vuole morire. Così agiscono anche i fratelli De Filippo. Amati ed acclamati, non si tirano indietro se qualche compagno d’arte ha bisogno di aiuto.
Italia Marianna Vitaliani nasce a Torino il 20 agosto 1866; il padre Vitaliano sposa Elisa Duse cugina di Eleonora, entrambe infatti figlie di due fratelli: la prima di Giorgio Duse, la seconda di Alessandro Vincenzo. Da bambina recita con il padre nella Compagnia di Luciano Cuniberti ma l’esordio è con Anna Pedretti e Francesco Artale. Italia ha poco più di 13 anni ed è già seconda amorosa. Gli intrecci e le storie delle compagnie sono davvero strane, come l’ordito su cui si allacciano i fili di una trama che si scioglie, per poi ritrovarsi di nuovo intessuta. L’Artale insieme a sua moglie Anna alle figlie Maddalena, Annetta, Graziella, dal settembre 1892 ottiene l’ingaggio da quello che è diventato suo buon amico, Federico Stella. La famiglia Artale si ritrova dunque a recitare al Teatro San Ferdinando, con la Compagnia napoletana poi Drammatica Compagnia Speciale della Città di Napoli. Nel 1948 Eduardo De Filippo avrebbe comprato le macerie del vecchio teatro e lo avrebbe ricostruito, dedicando i palchi ad artisti tra i quali: Federico Stella, Giacinta Pezzana, Eleonora Duse, Raffaele Viviani, Eduardo Scarpetta, Dina Galli, ecc.
Italia continua la sua gavetta. “Io studio in ferrovia. Nella mia esistenza affannosa e turbinosa, le ore che io passo in treno sono le mie migliori”(5). Dal 1880 al 1883 è seconda amorosa, e prim’attrice giovane con la Luigi Bellotti-Bon e G.B. Marini, diretta dallo zio Cesare Vitaliani sostituendo Linda Belli Blanes. Nel 1896 passa anche per il Teatro Argentina di Roma. Lavora nella Compagnia Drammatica Nazionale sotto Pierina Ajudi Giagnoni (1883-1884). Assume il ruolo di prima attrice giovane nella compagnia Città di Torino diretta da Cesare Rossi e recita accanto alla cugina Eleonora (1884-1885). Dopo un triennio nella compagnia diretta da Francesco Pasta e Annetta Campi (1885-1888), torna in quella di G.B. Marini assumendo ben presto il ruolo di prima attrice con Virginia Marini (1888-1891). Nel 1892 un salto qualitativo molto rischioso: diventa capocomico della Drammatica Compagnia in società con Antonio Salsilli scrittore e suggeritore e poi con suo marito e cugino Carlo Duse (6). Con lui crea la compagnia Vitaliani-Duse dove recita come prima attrice giovane anche Irma Gramatica. Carlo la segue per nulla infastidito dalla notorietà di sua moglie, nemmeno quando si firmano Vitaliani Duse, né quando un attore famoso, Giovanni Emmanuel, pensa di creare una società insieme a lei che non si realizza per la malattia polmonare che colpisce l’attore a Napoli nel 1901, costringendolo a ritirarsi dalle scene.
Acclamata dal pubblico e dalla critica per la modernità e il verismo della recitazione, Italia è interprete di produzioni contemporanee; porta in scena Praga, Rovetta, Bracco, Ibsen, Sudermann, Rusiñol, nonché il teatro romantico-borghese di Dumas, Sardou, Ferrari.
Esile magra, mingherlina e non molto alta, viene descritta con il volto irregolare non bellissimo, la voce aspra e metallica, gli occhi neri molto espressivi. Emerge per intensità e modernità interpretativa, per molti più brava della Duse, anche se ne subisce soprattutto la fama. La stampa crea una rivalità che in realtà non esiste. Entrambe condividono il repertorio moderno, entrambe arrivano ad essere amate anche all’estero. Italia però non ha un carattere facile: è soprannominata “sergente di ferro”; è rigorosa verso sé stessa e verso coloro che lavorano in teatro; non si concede a nessun compromesso, nel pieno rispetto che esige nei confronti del palco e del pubblico. Quando dirige è ammirata per la sua disciplina che pretende da tutti, a tal punto che alcuni amici e scrittori la guardano come un uomo perché è “tutta d’un pezzo”. Una guerriera coraggiosa anche delle sue idee, scrive Roberto Bracco di cui è amica da sempre.
Il 5 aprile del 1892 la ritroviamo al Teatro Filodrammatico di Trieste con Hedda Gabler. A novembre al Teatro Manzoni di Milano recita Il cantico dei cantici di Felice Cavallotti. Nel 1894 in scena a Palermo e poi a Firenze. Nell’aprile del 1899 è al Teatro Cressoni di Como, e poi al Niccolini di Firenze; partecipa alla serata in onore di Ermete Novelli, l’attore da cui Eduardo De Filippo imparò a recitare di spalle. Nel 1895 è al Teatro Sannazaro di Napoli. Con la compagnia Beltramo-Vitaliani-Lombardi porta per la prima volta in Italia i tre atti de L’albergo del libero scambio di Feydeau e Desvalliéres. Ancora nel 1895 recita L’onore di Hermann Sudermann.
Italia è instancabile: cura le regie, recita, scrive, legge, propone opere. Regala al pubblico donne come Hedda e Nora, Magda di Casa paterna di Sudermann, Paola ne La seconda moglie di Pinero, dà volto e voce alla Locandiera, la Maria Stuarda di Schiller; Adriana Lecouvreur di Scribe e Legouvé, Le Rozeno di C. Antona Traversi, Frou-frou di Meilhac e Halévy, Suor Teresa di Camoletti, La signora delle camelie, La Principessa Giorgio di Dumas fils, La Moglie ideale di Praga. E ancora: Dora, Fernanda, Fedora, Odette, Tosca di Sardou, Santuzza nella Cavalleria rusticana di Verga, sottolineandone sempre i caratteri drammatici, ribelli. Volontà femminili che non vogliono più essere docili, nonostante ancora la scrittura sia prevalentemente quella maschile. “Sono loro che, con l’adulterio, desiderato o consumato, attaccano le regole portanti del matrimonio, e quindi dell’ordine, dell’ordine sociale, rivelandone la fragilità. Ma sono sempre loro che vivono, in quella commedia borghese italiana, l’ambivalente desiderio di rottura e ricomposizione, raggiunta quest’ultima spesso sul finale quando, tra compromessi e catartici perdoni, la famiglia ritrova la sua funzione di garante della continuità biologica e della stabilità sociale”(7).
Ma si sa le ricerche hanno bisogno di tempo e necessitano di sostegno finanziario, chi pagherebbe per riportare alla luce la cugina della Duse? Riluttante devo abbandonarla chiudendo il suo volto in un fascicolo sempre più corposo, certa che lei, come le sue eroine, non ci starà nell’assenza. Un giorno mentre sfoglio il volume delle lettere di Grazia Deledda a Stanis Manca, leggo: “Ho mandato alla Vitaliani la partecipazione del mio matrimonio, ma non l’ho veduta arrivare. Se volete scrivetele e ditemi se devo andare a trovarla io, o se verrà essa da me”(8). Mi arriva poi una mail da Mercedes Palauribes una studiosa di Rosiñol di cui Italia ha portato in scena La madre. Ha letto un mio breve articolo realizzato anni fa su alcune famiglie teatrali, mi scrive quello che lei ha trovato nelle sue ricerche, riusciamo a stilare un elenco abbastanza completo delle tournée di Italia anche all’estero, dal Messico, alla Spagna, all’Ucraina. Mi invia una foto conservata dalla figlia di Rusiñol: Italia Vitaliani nel film La Madre (Cesar Films Roma) girato a Barcellona nel 1917.
Italia ritorna ancora una volta nel regno dei vivi.
Nei teatri italiani il suo successo vive alti e bassi, forse dietro quella maschera dura si cela una donna che tenta di gestire le emozioni sul palcoscenico che a volte la travolgono; forse è il continuo paragone con la famosa cugina che diventa insostenibile. Ma c’è chi l’ammira; Edoardo Boutet scrive: “Italia Vitaliani si è avanzata, ha proceduto quasi all’ombra; questa prova, ai nostri giorni bisogna pure farne conto, che ella appartiene alla rara schiera dei veramente eletti” (9). Così negli ultimi anni dell’Ottocento recita soprattutto all’estero con grande fortuna, applaudita ed amata in Romania e in Russia, in Sudamerica, in Spagna, in Portogallo. Scrive la «Catalunya artistica» che la Vitaliani non si impone per bellezza; è troppo magra: “Y malgrat aixó, la Vitaliani arriba á comunicar la emociò artistica de la manera mes ben dotada, per la forsa y la veritat del seu treball, exeteriorisant, fins en els seus més petit detalls, l’ànima entera dels personatjes que rapresenta”(10).
Il 10 maggio 1907 è a Genova al Teatro Paganini con La Sfrontata di Carlo Bertolazzi. Recita un personaggio “non simpatico” e Sabatino Lopez, socio della SIAE, che pure qualche anno prima l’aveva lodata, ora scrive: “Fu una recitazione piatta, mediocre: la Vitaliani in un vestito disgustoso al primo atto, ebbe dei bellissimi momenti al terzo, quando già la partita si poteva dire perduta. L’ultima frase, cioè l’ultimo atteggiamento della protagonista, ha dato anche l’ultimo colpo. La recitazione di tutto il lavoro doveva essere più vibrata, più energica: bisognava vedere di strappare il successo. Invece si camminava un po’ a tastoni sul palcoscenico come per tentare degli assaggi. Qualcuno, individualmente, preso a sé, ebbe qualche buona frase, qualche discreto accenno – il Tolentino, il Duse qua e là – ma si perse nella recitazione generale” (11).
I problemi da affrontare sono molti: “Carissimo amico. Come saprete io non faccio parte della famigerata società degli autori. Se il vostro fervido cervello darà in quest’anno qualche nuovo parto, ricordatevi della vostra vecchia amica tenendovi presente che ò un preziosissimo elemento in Carlo Duse, senza contarle altri volenterosi. Procurate dunque favorirmi, anche come pretese, non essendo sinora stata un’eletta della Dea Fortuna. Salutandovi con affetto credetemi vostra affezionatissima, Italia Vitaliani” (12).
Italia non si tira mai indietro, partecipa spesso ad iniziative a sostegno del teatro:
“Per domenica 23 ottobre le compagnie alla Piazza di Milano hanno organizzato una mattinata monstre, che andrà a beneficio della Società di previdenza “Tommaso Salvini”. Vi prenderanno parte tutti gli artisti drammatici a Milano, di tutte le compagnie compreso Ferravilla e dei lirici, canterano la eletta signora Gai e il celebre Zenatello, i quali saranno accompagnati al pianoforte del maestro Pietro Mascagni. Il clou dello spettacolo è una trovata, e l’idea, convien notarlo è stato di Ruggeri. Daranno il terzo atto del Goldoni e le sue 16 comedie nuove, e le parti saranno cosi distribuite: Titta, suggeriore: Ernesto Novelli; Medebac: Oreste Calabresi; Poletto: Virgilio Talli; Goldoni: Ruggero Ruggeri; Signora Medebac: Olga Novelli; Servetta: Teresa Mariani; Amorosa: Italia Vitaliani; Signora Goldoni: Lidia Borelli. Sarà certo un terzo atto molto divertente. Completarà lo spettacolo una scena tra Novelli e Ferravilla ed altre commedie” (13). Come prima attrice Italia farà parte anche della Compagnia del Gran Guignol Internazionale diretta da Riccardo Tolentino
La compagnia Vitaliani-Duse lavora fino al 1915.
Nel 1914 recita al Teatro Romano di Fiesole la parte di Dafne nell’Aminta del Tasso, accanto a Annibale Ninchi e Azucena Della Porta. Pochi anni ancora e poi il ritiro dalle scene.
Nel 1919 sostituisce Luigi Rasi nell’insegnamento di declamazione alla Scuola di recitazione di Firenze succedendogli nella direzione; dal 1924 al 1926 subentra a Virginia Marini nella conduzione dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma.
Torna sui palcoscenici nel 1922 al Teatro Costanzi di Roma in Casa paterna. Nel 1923 è all’Estate fiesolana con la Maria Stuarda. Fra il 1911 e il 1926 si avvicina anche al cinema partecipando a: Fiore reciso (1914) La madre regia di Giuseppe Sterni (1917). I rintocchi dell’Ave Maria, La catena della felicità. Il ponte dei sospiri (1921) di Domenico Gaido, nel 1926 Gli ultimi giorni Pompei di Carmine Gallone e Amleto Palermi.
Nel 1924 muore Eleonora Duse. Italia nonostante tutto si sente sola. Il paese sta cambiando, “lo sfaldamento del sistema politico sta contribuendo all’ascesa del fascismo, lo sbandieramento di un nazionalismo oltranzista, la gloria recente della guerra vinta, l’immane sacrificio di uomini ch’essa era costata, […] furono i temi che il fascismo portò alla ribalta della scena politica, e che gli consentirono facile gioco contro discordi avversari […]. Fu il bagno di retorica che molti attendevano, dopo il fallimento di una mediocre politica coloniale” (14).
Cambia anche il sistema che regola la vita dello spettacolo. Le normative della Sia (SIAE), l’obbligo dal 1923 del bordereau, il documento contabile che rende possibile conoscere l’incasso globale lordo della serata. Nel 1924 ancora norme sull’esazione obbligatoria dei diritti erariali: anche quando è impossibile redigere il borderò o controllarlo, viene definita una cifra forfettaria. Nel 1920 la nascita della Confederazione nazionale dei lavoratori dello spettacolo diretta da Giulio Trevisani (vi confluiscono le varie leghe e federazioni); i trust dei Chiarella, dei Suvini-Zerboni controllano la maggior parte dei teatri. Nel 1921 l’Associazione dei capocomici e movimento sindacale dei lavoratori da un lato, proprietari di teatri e autori dall’altro, si accordano per un nuovo contratto di locazione che assegna al capocomico le spese della compagnia, materiale scenico, viaggi, trasporti, trovarobato, montaggio e smontaggio delle scene; a carico del teatro spetta l’illuminazione del palcoscenico e della sala ed il relativo personale, le spese pubblicitarie. Dalla fine dell’Ottocento la sopravvivenza di molte compagnie girovaghe è complicata a tal punto che alcuni capocomici come Garzes o Bellotti-Bon hanno trovato nel suicidio l’unica via d’uscita.
Nel 1929 Italia torna al Teatro Lirico di Milano con Maria Stuarda, nel ’31 è Madama Laetitia in Campo di maggio di G. Forzano. Nel ’33 La leggenda di Ognuno di Hofmannsthal (nella parte della Madre).
Ribelle e generosa, Camillo Antona Traversi ne offre un ritratto: “La donna tutta di un pezzo: nobile, generosa fino all’eccesso, ma soltanto con chi è degno del suo affetto. Avendo lottato molto, e molto sofferto, ha saputo, e sa, leggere il cuore umano. Franca sino alla temerarietà; libera nel giudizio; non schiava di nessuno; odiatrice delle lodi mercanteggiate; nemica acerrima di tutte le ipocrisie, di tutte le viltà; solitaria e taciturna per natura”(15).

Malata e poverissima si ritira a Milano dove nell’ottobre del 1931 apre una scuola di declamazione e recitazione. Nel 1937 scompare suo marito Carlo. Italia non combatte più: muore a Milano il 7 dicembre 1938. Così la saluta Mario Corsi sulle pagine di Scenario:
“La donna e l’attrice si videro a volta a volta esaltate e criticate con eguale violenza. A creare una grigia e fredda zona, se non di ostilità, almeno d’incomprensione tra lei e la massa del pubblico, dovette contribuire senza dubbio lo stesso carattere della Vitaliani, un po’ strano e irrequieto, indipendente sempre, ruvido e scontroso, solitario e taciturno, sdegnoso di ogni lode mercanteggiata, e smisuratamente fiero […]. Avrebbe potuto, per i suoi meriti reali e per la grande fiamma che le ardeva dentro, essere e rimanere fino all’ultimo una delle maggiori attrici della nostra scena moderna. Non volle o non seppe; e il suo destino divenne simile a quello di certe oscure eroine del teatro ibseniano che essa aveva portato alla luce delle nostre ribalte”(16).
Leggère t’accolgano le zolle chè la vita concorde vivesti alle parole (17)
Di lei mi restano alcune foto, una la ritrae con in braccio il piccolo Giorgio Duse Vitaliani, Carlo in piedi, lo sguardo verso la figlia Erminia seduta accanto alla madre. Una breve dedica: saluti al Portogallo.
L’ho cercata Italia nel Cimitero monumentale di Milano, dove secondo i titoli dell’epoca, fu sepolta dopo una solenne cerimonia. Le avevo portato una rosa bianca. L’ho cercata tra l’opera scultorea dedicata a Dina Galli e quella a Toscanini: attraverso i viali di quel luogo sacro per ogni futuro. Ho provato a leggere il suo nome nel famedio, nella narrazione delle epigrafe, nelle iscrizioni funerarie, soffermandomi anche sui volti dell’Edicola Campari, il monumento a Davide Campari creato da Castiglione. Ho domandato a quelle voci bisbiglianti che hanno ancora tanto da raccontare, ho scrutato le tombe anonime. In fondo non è un palcoscenico, un cimitero? Nonostante tutto questi luoghi ancora conservano la memoria collettiva. Ma Vitaliani Marianna Italia non ha un sepolcro e non è nemmeno al Monumentale, mi informa un impiegato gentile che mi lascia un foglio stampato. Da questa impersonale “Scheda defunto” scopro che i suoi resti ossei sono tumulati nel Cimitero maggiore, dal 13 marzo 1959.
Reparto 65 n. 1877, Ossario di testa 14 fila superiore.
1) H. Ibsen, Casa di bambole, in Tutto il teatro, vol. II, Roma, Newton Compton, 1973, p. 743.
2) J. Saramago, Tutti i nomi, Torino, Einaudi, 1998, p. 145.
3) Steel life, regia di Uberto Pasolini (Italia-UK, 2013).
4) Per Italia Vitaliani, Appello per sottoscrizione per Italia Vitaliani, Comitato per le Onoranze a Italia Vitaliani presieduto da Antonietta Bellazzi è costituito da Renato Simoni, Vincenzo Morello, G.A. Traversi, il Podestà di Milano, Alessandro Varaldo, «L’Arte drammatica», 17 marzo 1928, (VI).
5) C. Tartufari, Italia Vitaliani, Palermo, Casa Editrice Salvatore Biondo, s.d., p. 14.
6) Carlo nasce a Gallarate il 16 maggio 1865 da Eugenio Duse e Cecilia Giandolini. Calca anche lui i palcoscenici fin da bambino. Nel 1886 combatte in Africa. Al ritorno viene scritturato da Adelaide Tessero poi da Cesare Rossi fino poi a diventare amministratore ed attore nella compagnia che fonda con sua moglie. Tra gli attori: Giulia Fortuzzi Podda, Desiderata Ferrero, Virginia Del Moro, Nella Masi, Emma Germani; Ubaldo Pittei, Enrico Podda, Aristide Arista, Carlo Cioffi, Dante Capelli.
7) F. Socrate, Commedia borghese e crisi di fine secolo, Scene di fine Ottocento. L’Italia fin de siècle a teatro, a cura di C. Sorba, Milano, Carocci, 2004, p. 52.
8) Lettera di Grazia Deledda a Stanis Manca, Cagliari, 18 gennaio 1900, G. Deledda, Amore lontano Lettere al gigante buono (1891-1909), a cura di A. Folli, Milano, Feltrinelli, 2010, p. 149.
9) E. Boutet (Caramba), «Le cronache drammatiche», 7 maggio 1899, (I), p. 84.
10) Italia Vitaliani, «Catalunya artistica», 22 agosto 1901, n. 63, (II), p. 426.
11) La sfrontata è caduta, 11 maggio 1907, P. D. Giovannelli, Sabatino Lopez Critico di garbo Cronache drammatiche ne Il Secolo XIX (1897-1907), Roma, Bulzoni, 2003, p. 176.
12) Lettera ad Alfredo Testoni, Reggio Emilia, 17 febbraio 1910, P.D. Giovannelli, La società teatrale in Italia fra Ottocento e Novecento. Lettere ad Alfredo Testoni, vol. 1, Roma, Bulzoni, pp. 478-9.
13) E.R. Papa, Fascismo e cultura, Venezia-Padova, Marsilio, 1974, p.142.
14) «La Stampa», 17 ottobre 1910.
15) C. A. Traversi, Le grandi attrici del tempo andato, Torino, Alfredo Formica Editore, 1929, p. 87. Cfr. Giudizi della stampa italiana e estera su Italia Vitaliani, Lucca, Alberto Marchi, 1902; J. Madureira, Italia Vitaliani e Carlo Duse, Notas artisticas e biographicas, Lisboa, Fereira&Oliveira, 1905.
16) M. Corsi, Un’attrice senza pace, «Scenario» 1° gennaio 1939, (VIII), pp. 14-5.
17) Meleagro, Sepolcrali, VII, 470, I poeti della Antologia Palatina, traduzione di E.Romagnoli, Bologna, Zanichelli, 1965, p. 184.