di Maria PROCINO
Quando, in quelle giornate del 1977 vissute al Teatro San Ferdinando di Napoli, Evole Gargano si perdeva tra i costumi delle commedie di Eduardo De Filippo, conservati nella sartoria, raccontando di quella tournée in Russia, non la interrompevo, intuendo che stava ricordando un momento della sua vita. Restavo in silenzio ad ascoltare di quel viaggio di cui lei era stata una delle testimoni, sarta e attrice allo stesso tempo, insieme a suo marito Antonio Ercolano. “Gli studenti facevano la fila per venire a lavorare da noi. Non erano pagati, ma chiedevano di poterci aiutare noi tecnici, perché in questo modo sarebbero potuti restare dietro le quinte ad osservare e ascoltare il direttore… gli spettatori entravano nei teatri mettendo delle pianelle ai piedi; e poi gli applausi a volte duravano anche 15, 20 minuti, una sera contammo 45 minuti!”.
Anche i racconti di Isabella Quarantotti che sarebbe poi diventata moglie di Eduardo erano affascinanti. Durante un pomeriggio a Via Aquileia mi informò che in quel mese del 1962 la televisione russa realizzò un documentario nonostante le perplessità di Eduardo, attento a che non fosse prodotto un film celebrativo su di lui. Riuscii a recuperarlo nel 2002 grazie all’Istituto di cultura a Mosca.
Quel bianco e nero e quelle immagini mi richiamarono alla mente l’estetica inconfondibile dei cineasti russi e reminiscenze visive, dettate da un passato lontano: gli esami di storia del cinema. Da Regina Bianchi ad Angela Pagano, da Antonio Casagrande ad Antonio Allocca, le voci delle attrici italiane che cantavano insieme alle parrucchiere moscovite “possiedi personalità, grande personalità”, gli attori che improvvisavano una corsa in uno degli stadi, le loro risate, mi restituirono un milieu che non mi apparteneva ma che mi sembrava aver vissuto. Mi consegnavano la grande passione di quei popoli per la cultura italiana.
Nel 1973 Maja Molotzova docente di teatro straniero all’Istituto Teatrale di Leningrado (odierna Pietroburgo) scrive ad Eduardo:
Lei ha avuto una enorme influenza sul teatro contemporaneo sovietico. Sulle scene dei teatri sovietici negli anni ’50 è stata creata una epoca chiamata dai nostri critici teatrali, tali quali Bojagiev o Marcov ‘epoca di De Filippo’ e in più di 50 città sovietiche vennero e sono tutt’ora messe in iscena i Suoi capolavori: Napoli milionaria, Filumena Marturano., Questi fantasmi, Le bugie con le gambe lunghe, De Pretore Vincenzo, Sabato, domenica e lunedì, Mia famiglia, L’arte della commedia e molte altre Sue commedie. Queste commedie furono messe in teatro da Simonov, Achimov, Sciatrin”(1)
È Pavel Markov una delle figure più importanti della storiografia russo-sovietica, critico teatrale e traduttore che, ancora prima degli anni Cinquanta, si innamora del teatro dei De Filippo. Visita l’Italia negli anni Trenta, assiste a spettacoli di Falconi e della Borboni e a Napoli, è conquistato da Raffaele Viviani e dal suo I pescatori. Non bisogna dimenticare che tra Ottocento e Novecento numerosi sono gli attori da Salvini alla Duse che recitano sui palcoscenici russi, rumeni, bulgari ecc. confrontandosi con grandi interpreti da Marija Nikolaevna Iermolova a Yuri Mikhailovich Yuryev in repertori simili: Tolstoj, Turgheniev, Gorki, Goldoni, Ibsen.
Sono Georgij Boghemsky, N. Medvedev e Alessandro Gusev che nel 1956 traducono alcune commedie di Eduardo: Prizraki! (Questi fantasmi!) e Filumena Marturano. Alessandro Gusev che aveva frequentato l’università a Padova, quell’anno in una lettera si rivolge al drammaturgo partenopeo:
Ho mandato a uno dei teatri di Mosca la mia recente traduzione della commedia Natale in casa Cuppiello [sic]che considero che è riuscita benissimo (2)
Georgij Boghemsky a dicembre lo informa che a Mosca al Teatro di Dramma e Commedia verrà messa in scena Questi fantasmi! con la regia di Nikolaj Plotnikov (3); qualche giorno dopo saranno proprio il direttore del Teatro e il regista che, cominciando le prove, interpelleranno Eduardo per avere suggerimenti sulla messa in scena (4).
L’interesse di tutti i traduttori è anche per le commedie di Viviani, di Scarpetta soprattutto per Miseria e nobiltà. Lo scrittore Grigori Boiadgieff nel 1961 chiederà a Eduardo una prefazione ad un volume sulle opere di Viviani da Scalo marittimo a L’ultimo scugnizzo a I dieci comandamenti (5). Fondamentale poi resta l’attività di Alki Zei (6) attrice e scrittrice che in URSS favorì la conoscenza dell’opera di Eduardo, discutendone spesso con i traduttori e gli artisti.
Nel 1957 sarà sempre Boghemsky che scriverà a Eduardo per chiedergli il testo di De Pretore Vincenzo, mettendolo al corrente delle repliche continue di Fantasmi,
e della nuova messa in scena anche al Teatro della Commedia di Leningrado, con la regia di Nikolaj Pavlovič Akimov che l’anno precedente aveva diretto Le bugie con le gambe lunghe (7). A questi traduttori si aggiungeranno Ekaterina Sergeevna (Kitty) Gvozdeva e più tardi Tamara Skui.
Dunque nel 1956 sulla scena teatrale dei paesi dell’Europa dell’Est e dell’URSS, Eduardo De Filippo diventa uno dei drammaturghi più amati e applauditi. Sono “due giovani registi, a capo di due oscure compagnie di provincia, la compagnia di Sverdlovsk, e la compagnia di Kiev, che mettono in scena Filumena Marturano e Le bugie con le gambe lunghe portando prepotentemente alla ribalta le opere eduardiane” (8). Sulle pagine della rivista «Il Dramma» Piero Ottone pur restando perplesso davanti ad una Filumena che parla russo, ne registra il trionfo: “La prima moscovita si è svolta il 22 giugno e ha avuto un successo straordinario […]. Il pubblico è andato in estasi. La maggior parte degli spettatori piangeva […] il teatro, il celebre Malyi era pieno zeppo […]. Alla compagnia di Sverdlovsk succederà quella di Kiev, capitale dell’Ucraina, che verrà qui con Le bugie dalle gambe lunghe messa in scena dal più famoso regista di Leningrado”(9).
In realtà secondo lo studioso Natale Fioretto Eduardo De Filippo era già noto al pubblico russo nel 1952, quando Filumena viene interpretata da Aleksandra Dmitrevna Cudinova (10). Inoltre già il film Napoli milionaria uscito nel 1950, era stato accolto con grande interesse anche nei cinema d’oltre cortina. Ma andando più indietro nel tempo, una lettera di Gerardo Guerrieri del 1948, rivela la richiesta ad Eduardo affinchè, essendo stata costituita una sezione teatrale nell’ambito dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con l’URSS, partecipasse ad una Commissione che avrebbe potuto sostenere gli scambi culturali tra i due paesi (11).
Tornando al 1956, Eduardo risponde alla Gvozdeva:
Sapevo delle mie commedie rappresentate sulle scene dei vostri teatri come erano state accolte dalla critica ufficiale acuta e per me lusinghiera, ignoravo però quanto più mi stava a cuore, cioè i sentimenti che le stesse avevano suscitato nel popolo russo. […] la passione, i sentimenti ed i problemi che ho cercato di infondere nei miei lavori, non appartengono solo al mio popolo, ma vengono condivisi da tutti gli uomini, sono comuni a tutti i popoli (12)
Il 21 dicembre 1956 Eduardo ringrazia Gusev per avergli inviato le recensioni e si dice pronto a fargli avere Sabato, domenica e lunedì e Il figlio di Pulcinella appena queste saranno pubblicate (13). Filumena Marturano viene realizzata nella stagione teatrale 1956-57 al Teatro Vachtangov di Mosca con la regia di Evgenij Simonov, che comunica ad Eduardo il successo dell’opera e si augura di poter rappresentarne altre. Nikolaj Pavlovič, Akimov, Sciatrin sono alcuni dei registi che si misurano con i lavori eduardiani interpretati da artisti come Ruben Simonov, Cecilia Mansurova e Elizaveta Dalskaja rispettivamente primattrici della Compagnia di Kiev e della Compagnia di Sverdlovsk.
Eduardo De Filippo dunque, dopo aver ricevuto numerosi inviti dalle istituzioni sovietiche, decide di partire. A marzo 1958, accompagnato dal regista Gennaro Magliulo, arriva a Mosca: “Alla stazione di Bielorussia sono venuti a salutare Eduardo De Filippo rappresentanti della cultura della capitale, artisti, funzionari del ministero della cultura dell’URSS e dell’Unione delle associazioni sovietiche di amicizia e di relazioni culturali con i Paesi esteri” (14). Ottiene manifestazioni di entusiasmo e ammirazione ovunque. Da Leningrado, il 20 marzo 1958 così scrive alla moglie Thea Prandi:
Una delle manifestazioni più belle è stata quella improvvisata dal pubblico che affollava ogni ordine di posto del teatro dello Esercito Sovietico dove si recitava “Mia famiglia”. Alla fine dello spettacolo mi hanno sollevato di peso per mettermi fra gli Attori in palcoscenico. Dopo le mie commosse parole (Ero commosso sul serio, non per modo di dire: Magliulo piangeva) Il pubblico è scattato in piedi come un solo uomo battendo le mani e gridando come in una delle più riuscite serate al S. Ferdinando nostro. Poi sono stato a sentire “Filumena” altra serata indimenticabile. Figurati che Simonov, l’attore che sostiene la parte di Domenico Soriano, è uscito dalla Clinica per recitare la parte in mia presenza
Tornato in Italia, il 2 aprile del 1958 ringrazia il ministro della cultura Nikolai Aleksandrovič Mikhailov per l’ospitalità ricevuta. Inizia dunque l’iter amministrativo e burocratico per l’organizzazione di una tournée con la compagnia. Il 20 dicembre 1958 dal Teatro Valle di Roma, Eduardo scrive al direttore generale dello spettacolo Nicola De Pirro, per chiedergli informazioni sull’iter da seguire:
Carissimo Nicola, mi viene offerta la possibilità di un corso di recite, con la mia Compagnia, in Russia; un mese di contratto da espletare a Mosca, Leningrado e Kiew. La Compagnia riceverebbe una paga fissa giornaliera nonché viaggi pagati da e per l’Italia ed ogni altro trattamento come ospite durante la permanenza in URSS (15)
La domanda per un viaggio nei paesi dell’Est ma anche in America nel Sud, viene mandata come da prassi, al neonato Ministero del turismo e dello spettacolo. Il ministro Umberto Tupini la invia a De Pirro che invita il drammaturgo a parlargliene: “Si tratta di un progetto sul quale è necessario discutere a lungo, esaminandolo in dettaglio”(16). Eduardo dal Teatro Quirino di Roma gli risponde, scusandosi per il ritardo:
Solo ora comincio a disporre un po’ meglio del mio tempo ed intanto tengo a dichiararti che ogni mio passo diretto verso l’On. Ministro, per interessarlo a progetti che mi stanno a cuore, non poteva, come non può e non potrà mai intendersi in contrasto con la Tua Personalità o con il Tuo Ufficio.[…] Dovremo, infatti, incontrarci per esaminare insieme la mia intenzione di una tournée all’estero […] avrei per il momento rinunziato al giro d’America, preferendo prima i Paesi europei e la Russia (17)
In questi anni lavora al cinema e in teatro senza mai fermarsi, forte della famiglia che ha costruito, anche se il rapporto con Thea è ormai in crisi. Con Paolo Grassi crea una collaborazione tra il suo Teatro San Ferdinando inaugurato nel 1954 e il Piccolo Teatro di Milano, per la messa in scena di Pulcinella che ba truvanno a furtuna soia pe Napule di Pasquale Altavilla. I debiti per la costruzione del San Ferdinando lo assillano.
Arriva all’improvviso la tragedia: il 4 gennaio 1960 sua figlia Luisella muore. Eduardo si ferma per un momento, ma il senso di responsabilità per gli impegni accettati da tempo, le cambiali da pagare, lo portano di nuovo sulle scene. Accetta la richiesta del Théâtre des Nations di Parigi, di allestire in Francia lo spettacolo del Pulcinella.
E Paolo Grassi lo riporta al progetto di una tournée:
Carissimo Eduardo il Sig. Juri Malzev di Mosca, che è un ottimo critico teatrale e di cui ti allego l’indirizzo in alfabeto cirillico, sta scrivendo un saggio su Sabato, domenica e lunedì, che vorrebbe corredare di fotografie. Dovresti fargli avere subito queste fotografie (18).
L’8 giugno 1961 Thea muore: provato nel fisico e nello spirito come l’amministratore Argeri confesserà all’amica l’attrice francese Valentine Tessier, Eduardo scioglie la compagnia e si ritira sull’isolotto d’Isca con Luca e con Isabella che gli è accanto discreta e forte allo stesso tempo. Solo qualche anno prima ad un giornale sovietico che chiedeva un suo commento sul nuovo anno e sulla pace, per un Questionario di Capodanno per Cultura Sovietica, aveva scritto:
Certo, ci sono stati avvenimenti politici, fatti individuali o collettivi che non sono qualificabili come positivi, ma in confronto alle prospettive di pace universale e duratura essi contano ben poco. Prospettive? Auguri? Mi auguro che il 1960 veda entrare in porto trionfalmente la pace. Questo per il benessere e la salute dell’intera umanità. Per mio conto, vorrei scrivere qualche bella commedia e vedere crescere i figli miei sani e fiduciosi del futuro (19)
Il 7 marzo dall’EIST (Ente italiano per gli scambi teatrali con l’estero) il direttore Giacinto Giancola lo avvisa sui diritti d’autore nei paesi dell’Europa dell’est e sui 10 milioni di lire che gli arriveranno, come anticipo della sovvenzione concessa dal ministero.
Il 12 marzo 1962 Eduardo firma la procura all’EIST, l’atto legale che permette all’ente di riscuotere dal Ministero l’erogazione a favore della compagnia per la tournée estera. Nel frattempo dopo aver registrato in RAI il primo ciclo delle commedie, viene preparato anche il programma che verrà stampato da Amilcare Pizzi e impaginato da Albe Steiner, con uno splendido corredo iconografico realizzato da Ugo Mulas. Il programma è curato da Isabella che seguirà la compagnia come ufficio stampa. Il fascicolo viene spedito a Giulio Einaudi, con il quale il drammaturgo è in continuo rapporto per la pubblicazione delle Cantate. Dopo lunghe trattative, finalmente il 14 marzo 1962 la compagnia “Il teatro di Eduardo” parte per la tournée che la porterà in Ungheria, Polonia, Unione Sovietica dove arriverà il 26 marzo 1962. Organizzatori: Silvio Benvenuti e Edoardo Padovani. Prima tappa: Budapest. Eduardo aveva chiesto al ministero di includere anche la Germania dell’est, come suggeritogli da Helene Weigel moglie di Bertolt Brecht (i due commediografi si erano conosciuti nel 1955). Insieme ad Eduardo e Isabella parte anche Luca: visitano le città, assistono a spettacoli teatrali, incontrano giornalisti, artisti, scrittori e politici. Eduardo dal Teatro Potofi al Malyj, porta sulle scene un consistente numero di commedie. La gente lo ferma per strada con un: bolscioi spasibo; tanti gridano viva Eduardo, viva l’Italia. Liubov è la parola che i russi usano riferendosi a lui. I cronisti italiani che seguono la tournée, restano emozionati increduli quasi, davanti alle dimostrazioni di rispetto, allo slancio emotivo che la gente riserva a Eduardo De Filippo e agli attori. Ghigo De Chiara, Arrigo Levi, sono testimoni di quanto accade.
Il 29 marzo la compagnia è al Malyj Dramatičeskij Teatr: recita Questi fantasmi! ed è un successo strepitoso. Il 30 marzo Eduardo invia una cartolina a Paolo Grassi:
Teatro affollato all’inverosimile. Attenzione ammirata durante i primi due atti di “Fantasmi”, dopo il terzo: trionfo. T’abbraccio Eduardo (20)
Il 31 marzo altro trionfo con Napoli milionaria! Nei ricordi dei tecnici e degli attori le continue chiamate, le richieste di incontri con scrittori, intellettuali, studenti; i bauli colmi di costumi, di velluti neri e di scene in tela.
Il neo ministro della cultura Ekaterina Furtseva è soddisfatta per l’intensa partecipazione, quanto lo è Francesco Paolo Fulci, Secondo segretario all’Ambasciata italiana. Molte le personalità che Eduardo incontra, oltre a Evgenij Simonov, Aleksandr Shatrin, Nicolaj Okhlopkov anche Oleg Efremov, Ilia Glazunov, Sergej Gerasimov, Vladimir Ivanovic Smirnov, Sergej Milchakov e Grigorij Vasil’evič Aleksandrov regista e sceneggiatore collaboratore di Ėjzenštejn e Yuri Zavadsky regista e attore allievo di Vakhtangov.
Il pittore Glazunov lo invita a casa e dipinge i ritratti di Eduardo e di Isabella.
Viene realizzato il documentario; la Radio Centrale registra una parte del Berretto a sonagli. Eduardo porta infatti anche Pirandello sulle scene. Viene coinvolto nell’animata discussione tra chi preferisce il teatro di Mejerchol’d (21) e chi invece segue il suo maestro Stanislavskij (22). Viene applaudito soprattutto dai giovani, quando afferma che pur rispettando Stanislavskij, ama Mejerchol’d (23).
Un mese però è davvero troppo breve: la ministra Furtseva chiede di prolungare il soggiorno degli italiani perlomeno di un altro mese, visto che non si riesce a soddisfare tutte le richieste ed i biglietti sono ormai esauriti: in URSS non si è mai verificato qualcosa del genere. Secondo quanto registra Isabella, Eduardo incontra Fulci, informandolo che è deciso a rimanere a sue spese. La Furtseva non può inoltrare una richiesta ufficiale al suo governo, se non arriva una conferma da quello italiano. Fulci conclude che non è possibile restare oltre il mese, per evitare che poi il ministero sia costretto a permettere prolungamenti di tournée alle compagnie russe in Italia.
Ricevendo il rifiuto dalle autorità, Eduardo a maggio ritorna in Italia dopo essere stato a Vienna e a Venezia costretto a recitare Fantasmi e Berretto senza scene e costumi: i vagoni, spariti dopo Leningrado, vengono ritrovati l’8 maggio. L’avventura teatrale termina il 14 e il 15 maggio a Anversa e Bruxelles.
Il giro completo lo illustra l’amministratore Carlo Argeri nella sua relazione al ministero:
La tournée della compagnia di “Eduardo”, dal sottoscritto rappresentata, si è svolta nel periodo di 56 giorni, in Ungheria (6 giorni di permanenza a Budapest), in Polonia (5 giorni di permanenza a Varsavia), nell’Unione Sovietica (34 giorni di permanenza a Mosca ed a Leningrado); in Austria (7 giorni di permanenza a Vienna), nel Belgio (4 giorni di permanenza ad Anversa). Si sono dovuti fare 5 giorni di riposo forzato a Vienna, in quanto l’Ambasciata d’Italia a Mosca non ha aderito alla richiesta del Ministero della Cultura Sovietico, di prolungare (come era previsto dal nostro accordo privato) la nostra permanenza nell’U.r.s.s. per effettuare una rentrée a Mosca al Teatro del Cremlino (24)
Nonostante tutto Eduardo restò suggestionato da quanto visto e ascoltato nei teatri russi; il teatro russo fu influenzato dal drammaturgo e dal suo metodo recitativo. Negli anni seguenti sulle scene dell’Europa dell’est, i suoi personaggi continuano a vivere. Artisti e traduttori proseguono quel dialogo continuo con lui fino alla sua scomparsa, informandolo di quanto accade, dell’amore e dell’entusiasmo per le sue opere, nel ricordo di quei giorni. Nel 1962 Sabato, domenica e lunedì è messa in scena in Siberia, nel 1964 a Erevan in Armenia con la regia di Sciatrin, nel 1974 al Teatro Ermolova di Mosca. Nel 1976 la commedia Gli esami non finiscono mai viene rappresentata al teatro Sovjetskoj Armii, regista Pyotr Fomenco. Il 27 gennaio 1984 Carlo Benedetti giornalista corrispondente da Mosca, gli scrive:
Lei è nell’URSS – come nel mondo intero – il personaggio che meglio rappresenta l’arte teatrale. Le sue opere sono in cartellone in ogni città dell’Unione e proprio nelle settimane scorse i primi giovani attori di una minoranza etnica – i ciuvasci – hanno presentato a Mosca brani di suoi lavori, appunto in lingua ciuvascia (25)
Al di là delle decisioni politiche ed economiche nel mondo, la cultura supera ogni ostacolo. Nonostante la guerra fredda, la crisi cubana che, in quegli anni, conducono il mondo sulla soglia di una nuova guerra mondiale; nonostante il picco degli scioperi, i segnali di tensioni inflazionistiche e l’interruzione del processo di crescita dell’economia in Italia che vive dal luglio 1960 al 21 giugno 1963 i governi Fanfani, la cultura, l’orrore verso l’atomica, spingono i popoli a firmare appelli per la pace e uniscono, ancora una volta, coloro che chiedono di fermare i conflitti. Eduardo ne è un rappresentante. Il suo teatro unisce, perché racconta la condizione umana al di là di qualsiasi confine. E questo aveva scritto a Davide Laiolo prima di partire:
Vado a rappresentare i miei personaggi a Mosca, a Varsavia, a Budapest, così come se andassi a rappresentarli a Napoli, Torino, Roma. Io dico sul palcoscenico quello che dicono gli uomini: che è insensato alzare barriere, mettere la discordia, che bisogna amare le cose belle, che bisogna battersi per risolvere i nostri problemi, che bisogna farla finita con la miseria e l’infelicità. Porterò là i miei personaggi napoletani. Ma Filumena Marturano non è una donna solo di Napoli, così come i “fantasmi” esistono non solo per il napoletano Pasquale Loiacono. La mia “Napoli milionaria” farà ricordare il passato agli spettatori di Mosca, Varsavia e Budapest (26)
L’universo che si può trovare in ogni sua opera è il signum individuationis come lo descrive Andrea Camilleri. Così Pietro Citati a proposito delle Voci di dentro e del personaggio Alberto Saporito: “Più che a Napoli, lo immaginiamo a Pietroburgo, lungo i canali della Neva, accanto a Marmeladov e ai figli di Marmeladov, o in una Napoli immersa nelle nebbie di Pietroburgo. Come un veggente dostoevskijano, Alberto Saporito sogna per giorni una specie di dramma a puntate” (27).
E Zeffirelli: “Eduardo scrive come nessuno al mondo, come forse neanche Cechov . Eduardo scrive a tutto tondo la vita del personaggio in tutte le sue sfumature, in tutte le sue pieghe segrete (28).
Natalia Ginzburg: “Eduardo è là a dirci la superiorità dell’intelligenza sul potere costituito, la forza della conoscenza sull’ignoranza, della realtà sulla stolidità e sull’irrealtà” (29).
In quel lontano 1977 spesso anche Giorgio Senza capomacchinista, allievo di Peppino Mercurio, seduto in palcoscenico al San Ferdinando, mi raccontava quella tournée e quanto avesse ammirato i tecnici dei teatri russi, ungheresi; bravi, professionisti, amichevoli, anche se: “nel teatro Petöfi abbiamo lavorato bene però non potevamo comunicare”. Giorgio ricordava che Isabella gli aveva suggerito l’aiuto dell’interprete, ma lui, le aveva risposto convinto: “Sì, ma quello parla italiano”.
1) Gabinetto Vieusseux Firenze, Archivio contemporaneo, Fondo Eduardo De Filippo, Lettera di M. Molotzova a E. De Filippo, Mosca, 3 febbraio 1973. La quasi totalità della documentazione esaminata è conservata al Vieusseux. Cfr. anche M. Procino Santarelli, Eduardo dietro le quinte. Un capocomico impresario attraverso cinquant’anni di storia, censura e sovvenzioni (1920-1970), Roma 2003. L’autrice del saggio si scusa per ogni eventuale inesattezza nella traslitterazione dei nomi russi.
2) Lettera di A. Gusev a E. De Filippo, Mosca, 19 novembre 1956.
3) Lettera di G. Boghemsky a E. De Filippo, Mosca, 27 dicembre 1956.
4) Lettera di A. Plotnikov e A. Bogatyrev a E. De Filippo, Mosca, 31 ottobre 1956.
5) Lettera di E. De Filippo a N. De Pirro, Roma, 20 dicembre.
6) Alki Zei scrittrice ed attrice greca scomparsa nel 2020 ad Atene, conobbe Eduardo e partecipò come attrice alla Palummella zompa e vola con la quale il drammaturgo partenopeo inaugurò il Teatro San Ferdinando nel 1954. Dal 1954 al 1964 fu rifugiata politica in Unione Sovietica; tornata nel proprio paese dovette lasciarlo di nuovo durante la dittatura dei colonnelli e vivere a Parigi, ritornando poi ad Atene nel 1974. È considerata una delle più importanti autrici greche di libri per ragazzi. Cfr. Alki Zei voce biografica scritta da A. Rea, https://www.enciclopediadelledonne.it
7) Lettera di G. Boghemsky a E. De Filippo, Mosca, 29 aprile 1957.
8) A. Egidio, Eduardo e la Russia, in L’arte di Eduardo Forme della messinscena, a cura di I. Innamorati, A. Lezza, A. Sapienza, Salerno 2017, p. 349.
9) P. Ottone, La stagione teatrale nei teatri russi, «Il Dramma», luglio 1956, (238), pagg. 50-1.
10) . N. Fioretto, Dal Vesuvio alla steppa, Perugia 2013, p. 35.
11) Lettera di G. Guerrieri a E. De Filippo, Roma, 8 marzo 1948.
12) Lettera di E. De Filippo a E. Gvozdeva, Napoli, 18 dicembre 1956.
13) Lettera di Eduardo De Filippo Amministrazione centrale a A. Gusev, Napoli, 21 dicembre 1956
14) Arrivo di Eduardo a De Filippo a Mosca, «Moskovskaja Pravida», 13 marzo 1958. Appunto dattiloscritto.
15) Lettera di E. De Filippo a N. De Pirro, Roma, 20 dicembre 1958.
16) Lettera di N. De Pirro a E. De Filippo, Roma, 31 ottobre 1959.
17) Lettera di E. De Filippo a N. De Pirro, Roma, 12 novembre 1959.
18) Lettera di P. Grassi a E. De Filippo, Milano, 11 novembre 1960, in Vorrei caro Eduardo legare il tuo nome al Piccolo teatro. Eduardo De Filippo e Paolo Grassi lettere (1941-1980, a cura di M. Procino, Napoli 2021, p. 117.
19) Appunto di Eduardo De Filippo, dicembre 1959, scritto in risposta ad un telegramma spedito da Mosca il 9 dicembre 1959.
20) Telegramma di E. De Filippo a P. Grassi, Mosca, 30 marzo 1962, in Vorrei caro Eduardo cit., p. 125.
21) Vsevolod Ėmil’evič Mejerchol’d (1874-1940) teorico regista e attore russo, ebbe come allievi Vera Kommisarževskaja, Sergej Ejzenštejn. Il metodo sviluppato dal regista e teorico russo, venne studiato anche dall’attore e regista statunitense Lee Strasberg.
22) Konstantin Sergeevič Stanislavskij (1863-1938) teorico, attore e regista russo, Mejerchol’d fu un suo allievo.
23) Cfr. F. Ghilardi, Gli allievi del Teatro d’Arte Mejerchol’d e Vachtangov, «Il Dramma», giugno 1962 (309), pagg. 57-64.
24) Relazione tournée compagnia “Eduardo” in Europa Orientale ed Occidentale, inviata da Carlo Argeri al Ministero del turismo e dello spettacolo, Direzione generale dello Spettacolo, Roma, 23 maggio 1962.
25) Lettera di C. Benedetti a E. De Filippo, Roma, 27 gennaio 1984.
26) D. Laiolo, Eduardo De Filippo, «Sovietskaia Kultura» 1962. Ds.
27) P. Citati, Una Napoli che sembra Pietroburgo, «La Repubblica», 15 novembre 2006.
28) F. Zeffirelli, Modella la verità, «Il Mattino», 24 maggio 1980.
29) N. Ginzburg, L’arte e l’autorità, «Il Corriere della sera», 10 gennaio 1976.