foto Studio505

L’Orestea di Gibellina di Emilio Isgrò

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Ruderi di Gibellina – Cretto di Burri

di Martina TREU

Nel gennaio 1968 Gibellina viene distrutta da un terremoto insieme con altri paesi della valle del Belice. Poco dopo è eletto sindaco Ludovico Corrao che si propone di ricostruirla in modo del tutto innovativo, più a valle, chiamando a raccolta architetti e artisti. Tra questi ultimi c’è Emilio Isgrò, che tra fine anni Settanta e inizio anni Ottanta concepisce e scrive per la città rifondata Gibella del Martirio, San Rocco e l’Orestea di Gibellina (Isgrò 2011). Quest’ultima, libera riscrittura siciliana dell’unica trilogia greca conservata (l’Orestea di Eschilo) debutta, con i tre drammi, nel corso di tre estati consecutive (1983, 1984 e 1985). È lo stesso autore a chiamare a Gibellina collaboratori, attori e artisti, tra cui Francesca Benedetti, Mariano Rigillo, Anna Nogara, Filippo Crivelli alla regia e Arnaldo Pomodoro per le macchine sceniche (Garavaglia 2012, pp.289-299). Le rappresentazioni si svolgono sui ruderi di Gibellina che nel 1988 saranno coperti da un enorme sudario bianco di cemento: il Grande Cretto di Burri.

Dalla prima epica impresa di Isgrò prende il nome il Festival Orestiadi che si perpetua nel tempo e quest’anno si inaugura – il 26 e 27 giugno – con un evento speciale: una installazione teatrale dell’Orestea di Gibellina, commissionata all’artista dalla città che è Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Il 26 giugno 1927 nasceva Ludovico Corrao: in questa data simbolica l’anno scorso Isgrò ha ricevuto la seconda cittadinanza onoraria di Gibellina (la prima gliel’aveva concessa lo stesso sindaco); quest’anno ricorda l’amico scomparso, in un epilogo appositamente scritto e recitato da lui stesso, in chiusura. È sempre lui ad accogliere gli spettatori sul Cretto, spazzato da un forte vento, al tramonto: arriva a bordo di una sua opera-installazione mobile – un carretto siciliano, tutto dipinto di nero (tranne le ruote, coloratissime come da tradizione), carico di grandi giare nere ricoperte di formiche bianche, tirato da un cavallo nero – saluta tutti e sparisce nel Cretto dove poi lo seguiranno gli spettatori, a metà dell’opera, accompagnati dalle sagome di formiche nere applicate dall’artista sul Cretto, lungo le vie di accesso. 

Isgrò attinge liberamente alle sue drammaturgie degli anni Ottanta, ad esempio nel ritornello iniziale “Perché vengono i terremoti?” (da Gibella del Martirio) e vi aggiunge testi nuovi o rielaborati, quali il prologo poetico in siciliano e italiano – affidato a Pietrangelo Buttafuoco – e quello recitato da Sandra Toffolatti: compare vestita di veli bianchi fluttuanti, con un bastone rosso da pastora di pecore (di cui sentiamo il suono); ribattezzata ‘Oracolo’ (si veda locandina in calce), eredita la funzione dell’antica Pizia (sacerdotessa di Apollo a Delfi) che apre il terzo dramma eschileo (Eumenidi). Fa anche le veci dell’antica corifea / capocoro, introducendo man mano i personaggi, commentando ‘a parte’ le scene che Isgrò condensa e riscrive in modo originale, affidandole ad altri cinque attori. Tra questi svetta il monumentale Vincenzo Pirrotta, già autore e regista nel 2004 e nel 2015 di due riscritture dall’Orestea (per Eumenidi, prodotta da Gibellina con la Biennale di Venezia, e per Clitennestra Millennium cfr. Pirrotta 2004, 2010, 2015; Treu 2005 e 2009; Rimini, 2015) ma anche, nel 2021, artefice e interprete di uno splendido monologo ‘a solo’ tratto dall’Agamènnuni (primo dramma della trilogia di Isgrò) accompagnato dalle percussioni di Alfio Antico alla Fondazione Orestiadi di Gibellina (cfr. Lezza, Caiazzo, Ferrauto 2021; Treu 2021 e 2022).

Molto breve ma assai efficace la parte che gli è qui riservata: il re Agamennone torna dalla guerra di Troia con la profetessa Cassandra, schiava di guerra (Aurora Falcone) e affronta la moglie Clitemnestra (Donatella Finocchiaro, già apprezzata corifea delle Supplici siciliane, da Eschilo, firmate da Moni Ovadia a Siracusa nel 2014). Cassandra predice l’assassinio del re, prima di andare incontro alla propria morte, e Clitemnestra rivendica il merito di aver ucciso il marito per punirlo di aver sacrificato la figlia Ifigenia. Bravi anche gli altri interpreti, Fabrizio Falco (Oreste) e Federica D’angelo (Elettra) impegnati nella scena-madre del secondo dramma, I Cuèfuri (le Coefore eschilee): la recitano insieme nel cuore del Cretto, dove il pubblico li ha raggiunti nel frattempo, formando una lunga processione con adeguata musica di fanfare e percussioni. 

I due fratelli ricongiunti rivolgono un’accorata preghiera al padre Agamennone, sulla sua tomba (perfettamente resa da un dosso naturale sulla superficie del Cretto). Con un’ardita ellissi, Isgrò taglia il nodo centrale delle Coefore e dell’intera trilogia – Oreste vendica il padre uccidendo la madre e il suo amante Egisto – e chiude il dramma col matricida inseguito dalle Erinni, dee della vendetta, che soltanto lui vede. Manca anche la terza parte della trilogia, che l’autore aveva ribattezzato Villa Eumènidi e ambientato in un manicomio siciliano: nel 1985 immaginava un finale sospeso, cupo e denso di presagi, dove le stragi si perpetuano e ogni volta si ricomincia da capo (cf. Isgrò 2011). Resta ora un finale aperto, segnato dalla domanda da cui tutto è cominciato (“è Troia o Gibellina tutta questa rovina?”) ma con una nota di speranza. La litania ossessiva delle Erinni eschilee (che Pirrotta nelle sue Eumenidi del 2004 trasformava in struggente canto finale, con le belle musiche di Ramberto Ciammarughi) è sostituita da tre canzoni in siciliano, quasi preghiere laiche, scritte dallo stesso Isgrò (due basate sui cori dell’Orestea, la terza su una nuova poesia composta dall’autore per Scicli): splendidamente musicate e cantate da Giovanni Caccamo (anche lui, come il Maestro, accompagnato all’arpa dalla sorprendente Roberta Casella) coinvolgono gli spettatori in un grande. rito collettivo, sacro e profano al tempo stesso,

Ed è proprio la straordinaria partecipazione del pubblico la cifra distintiva di questo spettacolo, e il segno di continuità più evidente con l’antica trilogia greca e con quella siciliana degli anni Ottanta, espressione autentica di una comunità, nobilmente ‘popolare ‘nel senso più alto del termine (per il gran numero di attori, professionisti e non, di musicisti e cantori, di cittadini e artigiani coinvolti come comparse e maestranze). Questa nuova versione, diretta da Isgrò con la collaborazione di Alfio Scuderi, non lo è di meno. Anzi viene abolito anche quel confine fisico tra scena e cavea che caratterizzava il teatro greco e quello eretto sui ruderi di Gibellina negli anni Ottanta, dove gli spettatori seduti su gradinate godevano di una visione frontale, non totale e immersiva come quella attuale. L’attuale installazione prevede un numero molto limitato di artisti, è senz’altro più scarna, rarefatta e asciutta, ma preserva l’afflato corale dell’originale: il pubblico letteralmente circonda e abbraccia gli attori, invadendo come una marea umana il Cretto, colmandone ogni apertura e fessura. Così Gibellina torna a vivere e rinnova il sogno di Ludovico Corrao divenuto realtà: le Erinni si trasformano in Eumenidi, dalle macerie risorge una nuova comunità. Questa preziosa eredità si perpetua oggi, col Festival Orestiadi e le altre iniziative di Gibellina Capitale dell’Arte contemporanea 2026, ma non si conclude con l’anno in corso: raccogliere il testimone spetta a noi, spettatori di oggi e di domani. Lo stesso Isgrò ce lo ricorda, in chiusura di serata, con un’installazione colossale: una cancellatura mobile proiettata in video sul Cretto, formata da uno sciame d’api che si alza in volo, beneaugurante, e saluta gli spettatori brillando alla luce di una luna quasi piena.

Locandina:

L’Orestea di Gibellina di Emilio Isgrò

installazione teatrale, testi, cancellature e insetti di Emilio Isgrò

regia dell’autore con la collaborazione di Alfio Scuderi

con la partecipazione straordinaria in scena di Pietrangelo Buttafuoco e Emilio Isgrò

con Donatella Finocchiaro (Clitennestra),

Vincenzo Pirrotta (Agamennone),

Sandra Toffolatti (l’Oracolo)

Aurora Falcone (Cassandra),

Fabrizio Falco (Oreste),

Federica D’angelo (Elettra)

musiche composte ed eseguite dal vivo da Giovanni Caccamo

musiche e sound design Angelo Sicurella

arpa Roberta Casella

collaborazione scenica di Claudio Lucchesi – Studio ufo

animazione digitale e composing video Alberto Stabile

costumi a cura di Daniela Cernigliaro

trucco Vincenzo Cucchiara

direzione tecnica Tommaso Balsamo

fotografia foto Studio505

Prima nazionale per Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026

Bibliografia: 

V. Garavaglia, L’effimero e l’eterno. L’esperienza teatrale di Gibellina, Roma, Bulzoni, 2012.

E. Isgrò, L’Orestea di Gibellina e gli altri testi per il teatro, a cura di M. Treu, Firenze, Le Lettere, 2011

A. Lezza, F. Caiazzo, E. Ferrauto, a cura di, Antologia Teatrale. Atto secondo, Napoli, Liguori, 2021.

V. Pirrotta, Eumenidi. Riscrittura della tragedia di Eschilo, a cura di M. Centanni e S. Rimini, Roma-Acireale, Bonanno, 2010.

V. Pirrotta, Clitennestra Millennium. La caduta degli dei, Glifo Edizioni 2015. Clitennestra Millennium. La caduta degli dei, Palermo, Glifo Edizioni, 2015.

S. Rimini, Le maschere non si scelgono a caso. Figure, corpi e voci del teatro-mondo di Vincenzo Pirrotta, Corazzano, Titivillus, 2015,

M. Treu, Cosmopolitico. Il teatro greco sulla scena italiana contemporanea, Milano, Arcipelago 2005.

M. Treu, Il teatro antico nel Novecento, Roma, Carocci, 2009.

M. Treu, Orestee siciliane: Isgrò, Pirrotta e Livermore, “Stratagemmi”, 22 luglio2021, https://www.stratagemmi.it/orestee-siciliane-isgro-e-livermore/.

M. Treu, “Supplici a Siracusa: una tragedia siciliana, Dionysus ex Machina, 7 luglio 2015 (https://apeiron.iulm.it/retrieve/handle/10808/11640/26147/Treu.Supplici.DeM.2015.pdf).

M. Treu, “Clitennestra di Vincenzo Pirrotta”, Stratagemmi, https://www.stratagemmi.it/clitennestra/, 21 marzo 2016.

M. Treu, Eschilo in Sicilia: l’Agamènnuni di Isgrò – Pirrotta (1983-2021), in Agamennone Classico e contemporaneo, a cura di A. Iannucci, F. Citti, A. Ziosi, Collana “Lexis – Supplementi” Venezia, Edizioni Ca’ Foscari, 2022, pp. 243-254. https://edizionicafoscari.unive.it/it/edizioni/libri/978-88-6969-633-6/.

Sitografia:

V. Pirrotta, Eumenidi, 2004

https://www.youtube.com/watch?v=nySlV0Y_xSg

E. Isgrò, L’Orestea di Gibellina, 2026
https://www.fondazioneorestiadi.it/eventi/lorestea-di-gibellina-2/
https://gibellina2026.it/eventi/arti-performative/lorestea-di-gibellina-installazione-teatrale-di-emilio-isgro/
https://www.instagram.com/p/DaIZBWain3v/?img_index=1

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