Perché leggere “Il salotto nudo” di Gius Gargiulo

di Ariele D’AMBROSIO

Perché leggerlo, mi sono detto quando ho avuto tra le mani “Il salotto nudo” di Gius Gargiulo. Intanto per la nudità che rivela e svela, ma anche per la copertina a mo’ di fumetto: lei, lui, la mamma di lui(?) o forse una zia e dallo schermo di una TV vintage un intellettuale, direi di quelli alla moda con occhiali, papillon ed indice alzato che indicherebbe il perché o il percome.

Lo sfoglio, ed il piacere aumenta. Perché ci trovo un fotogramma dal film Il Fascino discreto della borghesia di Luis Buñuel, una fotografia di studenti in sciopero durante il ’68, varie di Betty Page in abbigliamento fetish con frustino e nella pratica – almeno fotografica – del bondage, opere e disegni di fumetti di Dino Buzzati, Guido Crepax, Milo Manara, una di Federico Fellini. La mia curiosità aumenta e mi trattengo un attimo sulla foto introduttiva: lo stesso autore in un magnifico splendore. Ed è come se mi guardasse dicendomi: ma stai capendo in che mondo viviamo? E come stai vivendo? I suoi occhi sono azzurri, luminosi e penetranti ed esprimono con il resto del volto una certa aria beffarda ma benevola di chi è consapevole e vorrebbe che anche gli altri lo fossero.

In sintesi questo libro è questo. Un voler far capire agli altri in che mondo e in che modo viviamo. Non a caso Gius Gargiulo, leggiamo in quarta di copertina, è filosofo del linguaggio, narratologo, che indica chi studia i meccanismi della narrazione, un clinico medico della parola insomma, commediografo nel senso di far diventare vive anche le cose che scrive mettendole in scena. Tutto questo insegnando a Berkeley e a Parigi.

Gius è una persona brillante, attento, spiazzante, simpatico. Questo libro mi appare subito brillante, attento, spiazzante, simpatico. Comincio a leggere e subito mi accorgo di una scrittura fluida, accattivante che disimpegna l’impegno. E sì, perché gli argomenti che tratta, di fatto saggi riuniti a tema, sono assai impegnativi, ma assai interessanti, direi necessari, perché solo la consapevolezza del mondo in cui viviamo ci dà la possibilità di meglio riflettere sulle cose che avvengono o potrebbero avvenire e con essa qualche possibilità in più per poterci difendere.

Sceglierò qualche titolo di capitoli generali e qualche sottotitolo per sottocapitoli in modo da poter entrare nei temi specifici. Dal primo: Nel salotto delle Brigate Rosse. Lo «shrinking» della borghesia italiana e dei suoi intellettuali dal terrorismo alla tele-esistenza Berlusconiana che dà voce a -Senza memoria senza borghesia, -Lo «shrinking» o restringimento attuale della borghesia viene da lontano, -La situazione della borghesia italiana, -Pasolini intellettuale superstar della televisione piccolo borghese, -L’intellettuale manierista conversatore -La televisione impura come travestimento, -Le Brigate Rosse piccolo-borghesi, -Raccontare la tele-esistenza berlusconiana dall’interno dello spettatore, -Aberrazioni televisive borghesi.

Mi è subito venuto di pensare e chiedere del perché concentrarsi sulla fascia borghese e piccoloborghese e non su quella alta e ricca, e quella “aristocratica”. E la domanda e la risposta è insita nell’analisi: qual è quella più manipolabile? Quale quella che accoglie e dà più consenso dopo essere stata manipolata ed eterodiretta?

Molto buona la riflessione su Aldo Moro e i film di Bellocchio. Ricordo Todo Modo di Sciascia e di Elio Petri per mettere a punto la differenza della comunicazione dei linguaggi tra la radicalità e quello borghese della mediazione. Poi in un punto dichiara: Quella di Moro invece, sacrificato “politicamente” in nome dei valori antiborghesi da terroristi piccolo-borghesi, con cui concordo in pieno.

E torno sulla necessità di questo libro anche godibile, perché è una lettura, a mio avviso, di antropologia culturale, di sociologia, di storia, di cronaca, ma fabbricato con una scrittura fluida, che non costringe allo studio, non stanca, ma divulga nel miglior senso che si può attribuire a questa parola, e con la capacità di fare ponti che entrano subito e in modo diretto nelle dinamiche dei rapporti tra la Grande Storia e le piccole storie individuali. 

Ma non è un libro che si schiera con l’uno o con l’altro, mai, è un libro che solo analizza e cerca di far capire le psicodinamiche che si nascondono dietro le costruzioni anche di un fare creativo ed artistico, le loro implicazioni e posizioni, le scelte che dietro una parola o un’immagine si edificano quasi sempre consapevolmente, solo a volte inconsapevolmente. Mentre si legge spesso sembra di vedere un documentario tra immagini e commenti e ponti, e collegamenti, e rimandi. E tutto arriva in modo assai gradevole e piacevole. 

Leggendo man mano ho individuato due centri, due fili conduttori. Una riflessione attenta sulle dinamiche del pensare e del fare della piccola e media borghesia, più che sulla grande borghesia ricca, così come abbiamo già evidenziato, e tutto questo all’interno della scatola televisiva. Il secondo espresso dalle riflessioni sulla società attraverso le metafore che certo eros, spingendosi persino verso la pornografia, ha espresso ed esprime non solo artisticamente, ma anche nella cronaca evidente o silenziosa dei comportamenti. Ma faccio parlare direttamente il libro: Proprio questi interni piccolo borghesi, stranianti, grazie alla presenza delle scene di bondage si prestavano e fornivano spunti alle elaborazioni più gotiche del mistero riprodotto da Buzzati in ambienti anonimi, minimalisti, dove paure e desideri mutano la connotazione del luogo di partenza, lo feticizzano nel significato, oggetti che possono essere usati per altri scopi inediti. 

Molto bella la nozione di tele-esistenza e di tele-presenza, come studio della problematica semiotica e filosofica dalla TV che ci dirige ai social multiscreen: la cucitura tra il berlusconismo e il trumpismo attraverso la diffusione TV prima e i nuovi mezzi di diffusione di massa quali le piattaforme digitali dei social che chiudono questo tempo nelle cuffie, cuffiette e auricolari non permettendo più al linguaggio del corpo d’interagire.

Chioso su un punto, e per dire quanto questo libro sia dinamico ed interagisca con chi lo legge. In questo caso io. Gli agganci da Duchamp alle avanguardie storiche fino alla Pop-art, al poema a fumetti oggi detto anche graphic novel – vediamo oggi quanto spazio si dà a questo genere sulle pagine culturali di vari giornali – mi spingono ad una riflessione indifferibile – ed ecco anche in questo caso l’urgenza di questo libro –. Si legge del “gruppo ’63” fatto di intellettuali che si oppongono al passatismo delle forme espressive che lo hanno preceduto: lo scontro con Cassola, il narratore del romanzo “La ragazza di Bube”, l’intellettuale e poeta Sanguineti che dichiara che la poesia non può e non deve più parlare con un linguaggio borghese, ideologgizzandola non può più dire, e tutto il riflettere sul senso del significante, parola oggi a dir poco abusata, per poi ritrovare il ludico. La faccio ovviamente facile, ma ho sempre trovato l’agire delle avanguardie, sia storiche che neo-neo assai fastidioso nel costruire il proprio monumento sulle ceneri altrui. Così come mi viene in mente Philip D’Averio che molto acutamente sottolineava il fatto che non essendoci più le masse, come identità politiche – e che mi diverto a rinominare matasse -, che le avanguardie avrebbero potuto indirizzare, calamitare a sé, oggi è impossibile che si generino, le avanguardie, ed è per questo motivo, aggiungo, che non a caso assistiamo assai frequentemente a fenomeni di retroguardia mascherate. Così come non ho mai trovato sufficientemente giustificato lo scontro tra il “gruppo ’63” e Pier Paolo Pasolini che ritengo uno dei più grandi poeti del novecento italiano, intellettuale raffinatissimo e di denuncia con i suoi “Scritti corsari” per esempio, e pur non condividendo la sua idealizzazione in termini di purezza del sottoproletariato, perché a suo dire non sovrastrutturato e “deformato” dalla “cultura” – idea non a caso perseguita anche da San Francesco che non amava le classi colte -, ma poi rivista nel tempo. Mentre ricordo ancora quel capolavoro di Ettore Scola intitolato “Brutti, sporchi e cattivi”, film verista che non fa sconti a nessuno.

Quest’ultima chiosa per sottolineare, torno a dire, quanto questo libro abbia interagito con me lettore. Ed ancora ilContro la TV borghese che addormenta lo spirito – ma pedagogica e con molta cultura in un suo periodo storico –, e si ricordano allora Montanelli, Giovanni Gozzini, Carosello, Tullio De Mauro, e poi sul lessico che unisce l’Italia anche attraverso il doppiaggio dei film. Ricopio per una sintesi esaustiva: Si confermavano per la RAI paleotelevisiva tre punti di riferimento: modello televisivo americano per intrattenimento e quiz, teatro di prosa per sceneggiati e tradizione umanistica per precisione del lessico e della sintassi.

Non manca l’ironia sarcastica, che pervade tutta questa scrittura. Un esempio su tutti la descrizione delle riunioni di condominio: Mancano solo perfide iniziazioni sado-maso nelle riunioni di condominio dove viene già vampirizzato il tempo di ognuno in una discesa agli inferi nell’abbrutimento della condizione umana dell’«homo condomini lupus» che avrebbe spaventato anche Dracula. A mio avviso assolutamente esilarante!

Il quinto capitolo poi è totalmente predittivo. Tratta de La conversazione telefonica televisiva che allunga la vita del condannato a morte come studio semiotico, dettagliatissimo di questa pubblicità che è riapparsa in TV, legata alla Olimpiade Invernale di quest’anno e alla TIM, mutando la conversazione in connessione. Dal telefono casalingo di una volta con la cornetta e i numeri che giravano col dito nei buchi del disco combinatore di plastica, al cellulare touch. Questi i sottocapitoli: -L’Agenzia Pubblicitaria -La campagna televisiva -Il bilancio della campagna -L’articolazione micro-narrativa dello spot -Il conflitto sul tempo e sullo spazio della Conversazione -La visibilità spettacolare della Conversazione – La socializzazione telefonica “profonda” dello spot. Descrizione di tutte le inquadrature, esilarante ed istruttivo. Quando vedrò altre pubblicità non dimenticherò quanto studio c’è dietro questi meccanismi. Una telefonata allunga la vita. Ma perché questo spot? Perché il costo delle bollette telefoniche erano cresciute e si telefonava di meno. Ed oggi ci si chiede dopo aver letto: perché di nuovo questa pubblicità? Passaggi assolutamente spiazzanti e che fanno molto riflettere: Inoltre smonta il rapporto deterministico tra evoluzione tecnologica e modo di pensare, ma dimostra che può avvenire l’inverso, i modi di pensare delle persone possono influenzare i cambiamenti tecnologici. Insomma i consumatori riescono a modificare l’impiego di un mezzo tecnologico Ed attraverso tutto questo non si può non raggiungere la riflessione sulla robotica e l’IA in cui già siamo immersi. Ed aggiungo sul fenomeno distopico, ma già presente degli hikikomori.

Ancora la tele-esistenza e «tele-presenza» riflettendo sui film Oltre il giardino col suo splendido Peter Sellers e lo stupefacente The Truman Show. Insomma un libro ricchissimo di spunti, di elaborati attenti e che inducono quell’emozione razionale che diventa un godimento intellettuale estremo per chi resta curioso ed avido di sapere.

Finisco con A cena con Dracula: lo specchio, la televisione e il fallimento dell’esperienza: -Specchio e disturbi della memoria -La televisione come specchio che non ci Riflette -Dalla tele-esistenza alla tele-presenza. Come non pensare alla TV come specchio che non specchia ed il ponte con Nosferatu Vampiro del grandissimo regista Werner Herzog. E come non pensare ad una TV che vampirizza, per non parlare del mondo Web, che oggi si scopre, ma già da tempo, dare dipendenza a giovani e vecchi. Il ponte con la patologia legata ad accidenti cerebrovascolari, ed altre, e che ci fa anche vampiri, è inquietante, molto interessante, anche angosciante ma simbolica e metaforica di grande forza. Gius ci parla dell’affezione neurologica nota come hemineglect, e che presenta i sintomi di un’interruzione della memoria collegata all’organizzazione dell’immagine simbolica corporea. In clinica neurologica si parla di agnosia e prosopagnosia, la prima è quando non si riescono a riconoscere gli oggetti anche di uso comune e quotidiano, la seconda, la prosopagnosia, nota come “cecità per i volti”, è un disturbo neurologico, come già detto, che comporta l’incapacità di riconoscere il proprio volto e quelli dei familiari ed amici, pur mantenendo intatte le capacità visive e cognitive generali. Ci si guarda allo specchio e non ci si vede più. Siamo diventati come i Vampiri. Ma in fondo la retina non è anche uno specchio interno che rimanda dati elettrici per essere rielaborati? E così leggendo il ping pong di specchi e di riflessi continua a dismisura. Ci spinge a vedere anche ciò che non si vede o che non si vede più. Questo libro, questa lettura fa anche questo. Allena il nostro cervello a riflettere, a comprendere e così facendo ci allena, forse, speriamo, a prevenire o almeno a rallentare i processi di vasculopatia cerebrale arteriosclerotica.

Vorrei veramente finire facendo a Gius Gargiulo due domande: trovo che uno dei problemi della contemporaneità, immersa nella parcellizzazione, pixellizzazione d’ogni cosa – anche di quei messaggini su WA divenuti segmenti di frasi una sotto l’altra e con la perdita di una capacità sintattica più elaborata –, non sta portando ogni cosa e noi stessi ad una perdita identitaria assoluta? Per cui mi chiedo e chiedo: questa tecnologia globale non ci ha per caso resi tutti migranti alla ricerca di cosa essere, dove essere, con chi essere? La seconda: 

Il ’68 come populismo d’allora? Mi è parso anche di capire. Ma cosa sarà il post grillismo in epoca di piattaforme digitali?

Finisco davvero col dire che questo libro pone domande a cui si aggiungono domande ed è per questo che la sua lettura è utile ed anche e soprattutto urgente e necessaria. 

Ariele D’Ambrosio

A Gius, al suo “ scrivere bene”.

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Salotti in mutamento dal ’68 a Berlusconi

di Annalisa ARUTA STAMPACCHIA Il salotto nudo di Gius Gargiulo nasce soprattutto da una passione

IL SALOTTO NUDO

di Davide SPERANZA Il salotto è nudo e la borghesia è sparita! Flash news: è

“Il salotto è nudo” – Davide SPERANZA

Di seguito il link per accedere al contributo video di Davide SPERANZA https://youtu.be/q-JB-m0Yeds?si=a4opecTa9eND6kHO

Intervento conclusivo di Gius Gargiulo alla presentazione del libro, Il salotto nudo,presso la sede del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo

di Gius GARGIULO Ho ricevuto un grande regalo, mercoledì 4 marzo 2026, nella prestigiosa e

GRADUATORIA BORSA DI STUDIO IN MEMORIA DI FRANCA ANGELINI 

Dopo aver esaminato le candidature pervenute e con parere unanime, la commissione, composta dal Presidente