IL SALOTTO NUDO

di Davide SPERANZA

Il salotto è nudo e la borghesia è sparita! Flash news: è in corso lo shrinking, il restringimento definitivo di una classe media che ha perso la memoria nel sequestro Moro. Ve lo ricordate Moro? Vi ricordate di Moro? Un dialogo di vuoti in un appartamento di via Gradoli, un buco nell’inconscio della nazione mentre fuori il mondo cambiava e restavamo a guardare lo specchio che non riflette… le Brigate Rosse piccolo-borghesi hanno sbagliato indirizzo, cercavano la classe operaia e hanno trovato un pubblico-consumatore. Ormai è tardi: il salotto di Buñuel è diventato il terzo parlamento di Bruno Vespa, la conversazione è morta, resta solo la chiacchiera, il “governo catodico” che ha trasformato la cabina elettorale in un carrello della spesa. E i Social siamo noi, passati dagli anni di piombo agli anni di piuma. Ecco il segno, il significante senza significato, il salotto che si fa nudo sotto le bombe al fosforo bianco, la flottila e le urla di Sanremo, perché lo diceva anche Dante “nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una diretta Instagram, che la diritta via era smarrita nel televoto”. Ehhh signori della corte, la sentenza è un codice a barre tra due avverbi corti! Pasolini lo aveva predetto, mentre cercava lucciole tra la monnezza di una periferia che oggi è il set di TikTok: la mutazione antropologica è completata, una democrazia del “mi piace” dove il genocidio ha lo stesso font delle ricette di Benedetta Parodi. Il salotto è nudo. Il salotto è nudo! “Per sempre sì” canta Sal Da Vinci, perché l’importante non è cosa dici ma quante visualizzazioni produce il tuo rantolo, poi se ti risponde Cazzullo vai ancora meglio tra Napoli camorra, Napoli banale, Napoli merda, Napoli Caravaggio, Napoli madre coraggio. Aldo Nove scrive che siamo fatti di plastica, impegnati ad essere impegnati, ma ora siamo fatti di pixel e ansia da prestazione (non sessuale… ché quella ce l’ha già rubata il raggio fluo di un’interfaccia intelligente), un’infosfera nelle cui emissioni intestinali il pensiero critico regredisce in bug del sistema, una seccatura che rallenta il download. E la pace? Un’opzione a pagamento, senza pubblicità, il dolore se non è fotogenico non esiste, non buca lo schermo del salotto che si è ristretto fino a diventare la dimensione di un pollice che scorre, scorre, scorre, anzi scrolla come dicono i giovani. I giovani? “Amor ch’a nullo amato amar perdona” diceva l’Alighieri al Grande Fratello, o forse era un tweet di un influencer che vende creme al retinolo mentre il mondo brucia. Il salotto è nudo, signori! Il salotto è nudo. Il salotto nudo di Gargiulo è diventato un non-luogo, gli intellettuali sono stati sostituiti da chatbot colte e raffinate che ti tengono compagnia fino alle 3 di notte se la prostata ti scoppia, un vortice di parole andate a male come cocomeri sulla spiaggia mangiati da calabroni o lattine di b&b cotte al sole di Napoli… o era Ostia, con quel corpo sulla spiaggia, sbagliato come un errore borghese che parlava alla borghesia? C’è una guerra in corso tra la sintassi e l’oblio, e noi siamo i profughi di una lingua che non sa più dire “perché”, nondimeno urliamo “guardami”. Siamo tutti in scena, non c’è più differenza tra un missile e un meme, tra un verso di Moscato e un coupon sconto, tutto è tritato, livellato, reso innocuo dalla nostra incapacità di stare nel silenzio… mentre il Berlusconismo si è fatto carne e bandiera, trasformando il dibattito in un set permanente dove fard e un po’ di cipria coprono il pensiero. Pasolini urla ancora dai monitor di una stazione di servizio che la televisione è il vero medium del fascismo, un’omologazione che ci rende tutti uguali, tutti colpevoli, tutti pronti a commentare la guerra in Iran con un hashtag tra una portata e l’altra. Non aveva previsto il cerbero ZucherbergMuskBesos. E le parole crisalidizzano verso bit e byte spalancando le ali-farfalle-zerouno. Stati Uniti e Israele giocano a Risiko e condividono emoticon, noi cerchiamo il miglior filtro per nascondere le occhiaie del disastro, perché la tirannia del marketing ha deciso che anche l’apocalisse deve avere un packaging accattivante. Fellini sognava navi che non arrivavano mai, Buzzati aspettava i Tartari dietro una serratura arrugginita, ma oggi l’attesa lenta è solo il buffering di un video abortito, un’angoscia digitale che ci svuota mentre i ragazzi muoiono a Capodanno, asfissiati in un locale in Svizzera tra fumo e crisantemi, tragedia che dura lo spazio di una breaking news prima di essere cannibalizzata dal prossimo spot sui panettoni. È la dittatura della comunicazione: se non comunichi non esisti, ma se comunichi troppo diventi rumore di fondo, un ronzio indistinto tra le minacce nucleari e l’imponderabile della bara bianca buona per un altro trapianto del Libro Cuore. E mentre il Medio Oriente brucia e la democrazia americana vacilla sotto il peso dei suoi stessi fantasmi, noi aspettiamo ancora la salvezza nel prossimo Sanremo… Il salotto è nudo, il salotto è nudo! Lo spazio si contrae, la tele-esistenza è l’unico domicilio rimasto… oh ma sto Dante si è perso nel metaverso, cerca la diritta via ma trova solo un pop-up che gli offre un abbonamento premium al Paradiso per tre milioni di visualizzazioni… ma è tragedia in mare al largo della Libia gommone capovolto sessanta morti senza nome… 70, 80, 100mila palestinesi sulla lista della spesa di Pasqua, ogni mila è una tacca sul candelabro… restate sintonizzati perché la borsa di Tokyo segna un record storico… siamo nel salotto nudo del collasso globale. Fermi tutti. Le parole sono importanti! Come parlate? Le parole che usate dicono chi siete! Circondati da immagini, non abbiamo più un concetto, siamo un salotto nudo dove la gente dice “trend” “target” “skills” “outfit” “gentrification” e io mi sento un estraneo in un mondo che non riconosco più. Ma dite qualcosa di sinistra! Dite una cosa anche non di sinistra, di civiltà! Reagite a questo squallore di pixel e influencer! Tanto siamo destinati a naufragare tra un post e un aperitivo sotto la madonnina da bere, tra bombe e Milano2. Continuiamo così, facciamoci del male, distruggiamo la sintassi, bruciamo i libri per far scaldare i server di un social network. Continuiamo così. Facciamoci del male, dico. E poi lui, il poeta, Mogol, prelevato dall’elisoccorso e calato dal cielo direttamente sul palco di Sanremo, un’epifania di eliche e canzoni immortali. Il salotto è nudo. Il salotto è nudo! Fellini è un ologramma che piange, Buzzati è chiuso in un bunker senza Wi-Fi, Pasolini è stato clonato dall’I.A. per vendere depuratori da cucina. E Orfeo? Non canta più, Orfi è un metallaro smarrito in una stazione del metrò, tanto Euridice resta sempre lì, un’immagine fredda, un frame girato male, mentre il viaggio di Mastorna si interrompe su una Storia di Facebook senza la G. che annuncia la fine. È il collasso del sogno borghese: il bondage di Betty Page che diventa la nuova grammatica di una discesa esistenziale agli inferi. Nessun coinvolgimento, solo l’illusione di un paradiso al quinto piano, un mercato dei sensi. Edizione straordinaria nel salotto: il sesso non è più un segreto, è una supplenza scolastica… la pornografia occupa il vuoto delle famiglie e delle scuole, diventando l’unico sussidiario di una generazione che impara l’amore da un algoritmo al silicio, come se a terremotare gli spermatozoi fossero pietre di quarzo invece che gameti. È il Pop Porn di massa… la pornografia affettiva ha invaso i social, coppie in diretta dal divano di casa mettono in scena il loro privato per un pugno di follower, trasformando il desiderio in uno spettacolo di telemarket. Non c’è differenza tra un film d’autore e una clip hard: tutti cercano l’happy ending, l’orgasmo mentale. È la telepresenza del piacere, una focalizzazione estrema su corpi che non tocchiamo mai. Siamo robot nel salotto nudo, spettatori di un’estasi programmata a codice binario, la carne è un materiale da museo di provincia. La rivoluzione sessuale è finita in un archivio zip, intanto noi cerchiamo il senso tra un caricamento e l’altro… siamo tutti a cena con Dracula, ma i posti a tavola sono vuoti. Il vampiro non si riflette nello specchio e noi nemmeno. Lo specchio è uno schermo nero. Non restituisce la nostra immagine, proietta il riflesso di un mondo che non ci appartiene. È il fallimento dell’esperienza. Attenzione: la televisione non è più una finestra, è un parassita autoreferenziale. Non riflette la realtà, la vampirizza. E i social? I social siamo noi, la grammatica del futuro, post-sintagmi sperduti nell’arcipelago delle clip. Siamo tutti Jonathan Harker alla ricerca di una Mina, siamo tutti diventati trasparenti, non-morti digitali prigionieri di un eterno presente senza memoria e senza corpo. La cena è servita, ma il cibo siamo noi; non c’è dialogo, solo un flusso di immagini/parole che ci consuma mentre restiamo immobili a guardare il nulla. Il salotto borghese è un loculo tecnologico, l’identità è l’impronta digitale estorta. Le parole sono importanti e Dracula non parla. Dracula incanta. Sì, insomma… Fine dell’autenticità. Ma restate connessi per l’ultima trasfusione di share e auditel. Mi raccomando. Stay Tuned. Il salotto è nudo… Il salotto è nudo. Condividi Like. Condividi Like.  Condividi Like. Il salotto è nudo… il salotto è nudo!».

A Gius, al suo “ scrivere bene”.

di Antonia LEZZA Ho promosso la presentazione de “Il salotto nudo” prima di tutto per

Perché leggere “Il salotto nudo” di Gius Gargiulo

di Ariele D’AMBROSIO Perché leggerlo, mi sono detto quando ho avuto tra le mani “Il

Salotti in mutamento dal ’68 a Berlusconi

di Annalisa ARUTA STAMPACCHIA Il salotto nudo di Gius Gargiulo nasce soprattutto da una passione

“Il salotto è nudo” – Davide SPERANZA

Di seguito il link per accedere al contributo video di Davide SPERANZA https://youtu.be/q-JB-m0Yeds?si=a4opecTa9eND6kHO

Intervento conclusivo di Gius Gargiulo alla presentazione del libro, Il salotto nudo,presso la sede del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo

di Gius GARGIULO Ho ricevuto un grande regalo, mercoledì 4 marzo 2026, nella prestigiosa e

GRADUATORIA BORSA DI STUDIO IN MEMORIA DI FRANCA ANGELINI 

Dopo aver esaminato le candidature pervenute e con parere unanime, la commissione, composta dal Presidente