Resoconto della presentazione a Sanremo del volume: “Antologia Teatrale. Atto secondo”

a cura di Marco Innocenti

Antologia teatrale. Atto secondo  (editore Liguori – Napoli 2021) è un volume (atto secondo, poiché è il complemento, il secondo tempo, di un precedente volume) curato da Antonia Lezza, Federica Caiazzo ed Emanuela Ferrauto (rispettivamente una studiosa di letteratura teatrale, una filologa e una italianista, tutte di area napoletana). Un libro che raccoglie molti saggi, incentrati su questioni di drammaturgia, messinscena e regia. Il volume è diviso in quattro sezioni: Studi sul teatro; I maestri della parola; Regia/Critica; Scrivere il (di) teatro. A Firenze il volume è stato presentato al teatro di Rifredi. Poi è stata la volta di Sanremo, al Museo civico di piazza Nota, il 27 maggio 2022, grazie all’interessamento del Club per l’Unesco (fondato nel 2002 dalla Federazione italiana Centri e Club per l’Unesco, retto con la presidenza dell’ingegnere Ciro Esse e sotto l’egida della Commissione nazionale italiana Unesco). Nella giornata sanremese sono intervenuti Marco Innocenti, con funzioni sostanzialmente di moderatore, Franco Vazzoler, Stefania Stefanelli, Mirella Saulini, Antonia Lezza. Ad aprire il pomeriggio, con una veloce sintesi dei contenuti dell’opera, è stato dunque Marco Innocenti. Attraverso rapidi accenni, ha cercato di dare un’idea delle diverse ricerche che compongono il libro: dal saggio di Rosa Troiano sulla farsa cavaiola e Vincenzo Braca alle pagine di Emanuela Ferrauto sulla drammaturgia siciliana contemporanea. Non è stata trascurata la parte del volume dove compaiono testi, per così dire, più creativi: vere e proprie pagine narrative, interventi militanti, dichiarazioni di poetica e autocommenti: Il mare in fondo al water (Manlio Santanelli), Occhi gettati di Francesco Saponaro (su Enzo Moscato), Io so’ nato ccà di Antonio Casagrande, ec. Dovendo discorrere di un libro così ricco, ovviamente si sono fatte alcune scelte, e molto è stato trascurato. L’importante era mostrare il libro in tutta la sua molteplicità e complessità, in modo che ognuno possa intuirne l’ampiezza e magari successivamente affrontarlo e vagliarne tutte le componenti. Dopo l’introduzione di Innocenti, si sono rivelati interessanti i successivi interventi: Franco Vazzoler, capace come pochi di analizzare il linguaggio teatrale (e infatti la discussione si indirizza subito sulle differenze abissali che ci sono fra teatro nel teatro e riprese televisive del teatro – due mondi diversi, incomparabili), Stefania Stefanelli (sull’intrecciarsi di esperienze teatrali nei territori del nonsense e del provocatorio, dai futuristi ad Achille Campanile), Mirella Saulini (il teatro della Compagnia di Gesù – una pagina di storia del teatro ancora poco indagata – con tutte le sue “implicazioni, pedagogiche, teologiche e quant’altro”), Antonia Lezza (che, in un vivace intervento, ha ricordato quanto ci sia di straordinario nella teatralità napoletana, da Raffaele Viviani (studiato anche come scrittore di poesia) a Leo de Berardinis. Infatti, nel dibattito seguito agli interventi, si è ritornati su queste figure, non per ridimensionare la figura di Eduardo, ma per affiancarla ad altre, altrettanto valide e potenti ma meno premiate dalla fama, dalla considerazione dei mass media, dall’editoria e dalla pubblicistica. D’altronde, per Lezza è importante non solo scoprire o rivalutare diverse figure di attori e di autori ma anche esplorare quel teatro, ancor vitale e ricco di suggestioni, non recitato da attori ma da figure animate come il teatro delle guarattelle.

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