LE ESPERIENZE PERFORMATIVE AL TEMPO DELLE UTOPIE RIVOLUZIONARIE

di Antonio GRIECO

Particolarmente prezioso per conoscere le profonde trasformazioni avvenute sul terreno artistico, culturale, politico, tra gli anni sessanta e settanta del Novecento, è il volume di Annalisa Sacchi Inappropriabili. Relazioni, opere e lotte nelle arti performative in Italia (1959-1979) (Venezia, Marsilio, 2024). La Sacchi ricostruisce un tempo di grandi utopie rivoluzionarie evidenziando la cifra tendenzialmente interdisciplinare che, ad esempio, informa la poetica di attori e  artisti di indiscusso valore – tra gli altri, Carmelo Bene, Alberto Grifi, Giuliano Scabia, Carlo Quartucci, Lisetta Carmi, Perla Peragallo e Leo de Berardinis – avendo però ben chiara l’idea che “la categoria della performance è co-estensiva delle sperimentazioni teatrali, coreografiche e in generale inclusiva per manifestazioni molteplici dell’arte dal vivo… ed anche una struttura del pensiero e del sapere, un’epistemologia, un filtro metodologico, un luogo di affermazione politica, un mezzo di trasmissione mnestica.” (p. 20). Un concetto in fondo già presente nella speculazione filosofica di Michel Foucault – come giustamente ci ricorda l’autrice – secondo cui l’esperienza performativa, nell’ambito del sapere, assume particolari forme discorsive. L’altro aspetto che distingue questa interessante ricostruzione delle tensioni ideali e artistiche sessantottesche è che essa sembra scaturire sia dall’attento studio delle fonti documentarie, che da un costante, empatico rapporto con lo scenario politico-culturale di quel vitalistico scorcio di secolo, segnato, come è noto, da una magmatica esplosione di mondi diversi che, travolgendo vecchi recinti settoriali, contrastarono duramente qualsiasi forma di autoritarismo istituzionale.  È il tempo – per dirla con Herbert Marcuse, filosofo della contestazione globale – dell’immaginazione al potere, e il pensiero critico, secondo una rinnovata ottica marxiana (come in Raniero Panzieri, fondatore dei “Quaderni rossi”, tra i più autorevoli intellettuali italiani) mette sul banco degli imputati anche il nuovo progresso tecnologico, che sembra aprire un nuovo, selvaggio capitolo dello sfruttamento capitalistico su scala planetaria. Comunque, a colpire in questo storico processo rivoluzionario è, come accennavamo, l’azione di quei movimenti – “plurali” e dal basso – che incrociarono ogni aspetto del nostro immaginario, dal teatro alla poesia, dalla musica alle arti visive. Altro tratto distintivo di quel periodo è poi la forte presenza della classe operaia italiana – costituita al Nord in gran parte da emigranti meridionali –  e di un sindacato di classe che si incontrarono con la rivolta studentesca sulla base di una comune critica al modello di sviluppo neocapitalistico. Ci sia consentito qui di osservare, per essere stati anche noi partecipi di quel vasto movimento di lotta – pacifista, antimilitarista e antiborghese –  che in Italia, diversamente da ciò che ad esempio accadde in Francia, se la spinta propulsiva a cambiare il mondo durò più a lungo, ciò fu essenzialmente dovuto al ruolo giocato in quegli anni dal movimento operaio italiano, che nel giro di pochi anni finì per assumere una sua peculiare soggettività politica. Nel saggio della Sacchi, oltre al fondamentale studio su Giuliano Scabia, un particolare rilievo assumono esperienze artistiche eterodosse – come, ad esempio, quelle del grande Luigi Nono, compositore musicale di fama internazionale che utilizzò spesso testi politici per i suoi lavori, di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, che sceglieranno la via dell’”autoesclusione” trasferendosi a Marigliano, piccolo centro agricolo in provincia di Napoli, quando si accorsero che la nuova avanguardia rischiava, in fondo, di diventare subalterna all’ideologia delle classi dominanti. É un “rifiuto”, quello di Leo e Perla, – estetico, politico, culturale – che andrebbe ancora studiato, sia per la sua estrema radicalità antiaccademica, che per l’attualità di un modo di intendere il teatro che nega qualsiasi compromesso con il potere costituito. Fondamentali per aver chiara l’idea di quanto sia stata inconsueta e incisiva la loro scelta artistica e umana, sono, tra gli altri, i documenti visivi di Alberto Grifi – regista e inventore di un nuovo linguaggio cinematografico – tra cui quello che riprende l’evento, davvero unico per forza creativa, che i due attori intitolarono Compromesso storico a Marigliano. Giustissime le osservazioni di Annalisa Sacchi sul femminismo, che è stato il vero, straordinario lascito di quegli anni rivoluzionari. Forse all’interno di questa acuta analisi delle varie tensioni performative che animarono quel periodo, si sarebbe potuto anche far cenno ad alcune innovative esperienze meridionali – si pensi soprattutto al “Teatro Esse” di Gennaro Vitiello, alla ricerca dei Santella (Mario e Maria Luisa), all’azione performativa, libertaria e anticonformista di Malina (Lina Magiacapre), regista, scrittrice e grande performer femminista che sperimentò forme d’arte diverse, o alla originalissima drammaturgia di Franco Scaldati. Comunque questo saggio resta un apprezzabile, fondamentale lavoro di indagine storica che ci aiuta a capire quanto sia oggi necessario custodire il senso profondo di quelle utopiche tensioni ideali, per opporsi ad un sistema capitalistico che, ieri come oggi, fonda la propria ideologia sulla negazione di qualsiasi espressione di libero pensiero, nell’arte come nella vita.

PREMI PALMA CAPPURO DONNE PER LA CULTURA 2025

di Gius GARGIULO Anche quest’anno nella cornice settecentesca del salone degli specchi del museo Correale

IL TAGLIO DEL NASTRO VIRTUALE. IL CENTRO STUDI INAUGURA IL NUOVO SITO

di Annamaria FERRENTINO Il sito del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo è

Paticità, empatia ed anti-empatia con il personaggio tra fiction, etica e mondo reale

di Gius GARGIULO L’opera d’arte è il non ancora che irrompe con la sua unicità

Le scritture del Grande Infante, un prezioso volume per ricordare l’opera e la vita di Enzo Moscato   

di Antonio GRIECO Le scritture del Grande Infante sull’opera – vita di Enzo Moscato, con

Contro il Teatro. Gli inaccettabili provvedimenti del governo.

di Antonio GRIECO Quasi impossibile restare in silenzio di fronte agli ultimi, gravi provvedimenti governativi,

L’altro sguardo del Teatro delle Bambole

a cura di Antonio GRIECO Alla Fondazione Morra/Museo Nitsch il Teatro delle Bambole ha presentato