Ricordo

di Antonia LEZZA

La mia amicizia con Enzo Moscato risale a circa trent’anni fa se si considera la frequentazione del suo teatro e la conoscenza e lettura dei suoi testi, ma se devo pensare alla nostra collaborazione, al costante confronto su metodi e metodologie del suo teatro, risale precisamente all’anno accademico 2000-2001 presso l’Università degli Studi di Salerno nel Dipartimento di Letteratura, Arte e Spettacolo con l’insegnamento di Letteratura teatrale italiana. Il programma del corso era “La scrittura teatrale contemporanea in Italia” ed era articolato in due parti: la parte monografica intitolata “Tendenze e modelli della scrittura teatrale a Napoli” e la parte generale intitolata “Il teatro italiano del secondo Novecento” con i testi di approfondimento di Franca Angelini e Paolo Puppa. Nel  programma figuravano i seguenti testi: Cappuccio, Shakespeare re di Napoli, Pistilli, Capo Finisterre, Moscato, Quadrilogia di Santarcangelo, Ruccello, Teatro, Santanelli, Uscita d’emergenza. Parte fondante del programma fu un seminario su  “scrittura e analisi dei  testi”, cui partecipò attivamente Moscato.
In quell’anno il corso sul teatro napoletano mi sembrò doveroso, indispensabile. Occorreva avvicinare gli studenti alla drammaturgia di autori come Santanelli, Cappuccio, Moscato, Pistilli, Ruccello. Non ne conoscevano l’esistenza. Questa drammaturgia non era analizzata nella scuola secondaria di secondo grado, al massimo si studiavano Pirandello, Eduardo, tra gli autori del Novecento. Mai Viviani, né Bracco, né Di Giacomo che era solo studiato per la poesia, ma non per il teatro. Mai la drammaturgia posteduardiana! Si trattava di intraprendere un percorso nuovo, in certo modo rischioso. Occorre dire che in ambito universitario si è più predisposti, e allora non meno di oggi, a privilegiare il canone, e certamente questi autori erano anticanonici. Certamente fuori dal Canone!
Leggemmo i testi, affrontammo le poetiche di ciascuno, ma soprattutto analizzammo la lingua teatrale ed il rapporto tra lingua e dialetto. Non era semplice avvicinare gli studenti a una materia così nuova per loro, ma ci riuscimmo insieme con grande passione. Sì perché al di là del metodo che è fondamentale quando si affrontano argomenti nuovi occorre essere animati dalla passione, dalla forte curiosità. Credo che fu un bel corso quello! Enzo non solo svolse un incontro con gli studenti molto apprezzato, ma mi aiutò  nella lettura dei testi elaborati dagli studenti.
Il corso di quell’anno rappresentò il naturale sbocco del progetto sul sito sul teatro napoletano (www.teatro unisa.it), l’archivio digitale progettato, diretto e curato da me con il contributo di giovani studiosi, dottori di ricerca, laureandi e studenti. Nato il 29 gennaio 2001, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Salerno e collocato nel dominio UNISA, il sito presenta percorsi bio-bibliografici, schede storico-informative, opere online, indicizzazioni di riviste e links in particolare l’Archivio degli  Autori (Bracco, De Berardinis, Eduardo, Peppino, Moscato, Pistilli, Ruccello, Santanelli, Silvestri, Torelli, Viviani), monografie dettagliate di alcuni grandi rappresentanti del teatro napoletano. In quegli anni collaborava con me uno studioso intelligente e competente, Gian Paolo Renello, che insieme a giovani iscritti (laureandi) della Facoltà di Informatica mi aiutarono a progettare il sito. Devo molto a loro. È passato tanto tempo, ma posso dire che fu una bella idea mettere insieme competenze diverse per creare un sito che in uno spazio adeguato inserisse la storia e la produzione di autori in verità poco conosciuti. Il motore di tutto fu, devo confessarlo, il mio forte interesse per Moscato che si collegava a tutta la drammaturgia contemporanea. Il sito ha svolto un ruolo importante in tutti questi anni al punto che dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Salerno (DISPAC), dove è collocato il DAVIMUS (Corso di laurea in Discipline delle Arti Visive, della Musica e dello Spettacolo) è in corso di realizzazione un importante progetto di aggiornamento dei dati e la realizzazione di nuovi links inerenti ad altri autori .
Non finisce qui: sono state molte le occasioni in cui Enzo Moscato è venuto all’Università di Salerno, partecipando a seminari, incontri, dibattiti. Certamente il contratto d’insegnamento nel 2006 presso la cattedra di Letteratura teatrale italiana da me ricoperta al DAVIMUS rappresentò un momento molto importante di confronto con la sua poetica da parte di studenti iscritti al primo anno del corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Ha ricordato con un bel post su Facebook l’attore Gaetano Amato, che si iscrisse quell’anno, il clima di fermento culturale che segnò quel corso. Enzo si dedicò agli studenti con un impegno costante, ma anche con quella sua inconfondibile “leggerezza” che contraddistingueva le sue lezioni. Altra occasione importante fu il convegno su Eduardo intitolato “L’arte di Eduardo. Forme della messinscena”, che fu una tappa importante del progetto “I giorni e le notti. L’arte di Eduardo” a cura di Roberto De Gaetano e Bruno Roberti.
Moscato intervenne  insieme ad Antonio Casagrande e Giulio Baffi, spiegando il suo rapporto con Eduardo, con la Tradizione. Nel volume che raccoglie gli Atti del Convegno (L’Arte di Eduardo. Forme della messinscena, a cura di Isabella Innamorati, Antonia Lezza, Annamaria Sapienza, Pellegrini, 2017) è presente un suo originale contributo intitolato: De Prospero, ‘a canzone (un po’ di capoversi biografico-immaginari, in memoria di Eduardo) in cui Moscato immagina Eduardo che entra in platea, si guarda intorno, ha una visione, fuma e scrive due o tre frasi del prossimo copione.

I cocchieri attorno ai fuochi maledicono i padroni . 
E battono p’o friddo, le manacce sui calzoni.
Io – di sotto a stelle chiare – con il bavero aizato d’ a passione
riesco miezz’a folla per riavermi
e l’emozione.
Felice ed avvilito che tra o pubblico aggio avuto
– manco a dirlo! – na visione, 
fumo, e scrivo, cu e volute e sigaretta, due o tre frasi del mio prossimo copione
(p. 475)

In occasione del convegno fu rappresentato al Teatro d’Ateneo, affollato di docenti, studenti e appassionati di teatro giunti al campus per l’evento, Tàkàità, interpretato da Enzo Moscato e Isa Danieli. (Antonia Lezza in L’Arte di Eduardo. Forme della messinscena, cit.,pp. 493-497). Inoltre, il 26 Aprile 2018 Moscato partecipò alla Rassegna “Sud”, presso l’Università, con un suo testo molto famoso Ritornanti, in scena con lui Giuseppe Affinito.
Insomma una lunga collaborazione, meravigliosa, intensa, proficua.
                                                                                                                     
Ma certamente al di là del mio percorso istituzionale quello che mi piace ricordare, ed è la prima volta che lo faccio dopo tanti anni, è la mia collaborazione al Festival di Benevento negli anni 2007-2009. Il titolo dell’edizione 2007 fu “Sconfini – Tradizione esTradizione nei percorsi del teatro contemporaneo”, quello del 2008 “Lo Straniero. Disa(r)mare la prosa. Incontri, confluenze, intrecci con il cosiddetto altro drammaturgico”, infine quello del 2009 “L’ignoranza d’Altro – L’Ignoranza dell’Altro”.  Un’esperienza per me indimenticabile, formativa, un’esperienza che non solo mi ha fatto crescere culturalmente, ma che ha consolidato il mio rapporto con Enzo. Ripensando al programma delle singole edizioni faccio davvero fatica a ricordare tutto, sono passati tra l’altro molti anni. Confesso che sono andata anche a rivedere i programmi, i miei appunti di allora ed ho trovato materiale preziosissimo che andrebbe ripreso e analizzato con cura. Cerco di mettere a fuoco alcuni momenti salienti e mi soffermo su alcuni spettacoli che ricordo con particolare piacere come Umberto Orsini che legge Pascoli; La guardiana del faro di Francesco Scotto con Angela Pagano, Magnificenza del Terrore di Moscato, Canzone per Nejera di Ariele D’Ambrosio. E poi Un eccesso di zelo di Santanelli e Ambo di Franco Autiero con Lello Giulivo e Ernesto Lama. Un vero gioiello della drammaturgia di Autiero.
Ma c’è uno spettacolo che non posso tralasciare per la sua originalità, tensione emotiva, forza espressiva Dalla o Cellini?, un concerto cameristico con letture e musiche studiate dal cantautore bolognese per il Festival. Uno spettacolo inedito in cui Lucio Dalla ripercorre con passione la vita e le opere di Benvenuto Cellini, accompagnato da un quintetto da camera. Lo spettacolo, che conferma la straordinaria sensibilità dell’artista, è un concerto teatralizzato in cui l’attore Marco Alemanno lesse i testi di Cellini recuperati da Dalla per celebrare la creatività spericolata di un artista totale, un personaggio misconosciuto, molto moderno, che ha sconvolto i codici letterari oltre che la scultura e l’estetica. Non a caso recentemente, nello splendido volume di Alessandro Masi (Alessandro Masi, Vita maledetta di Benvenuto Cellini, Neri Pozza, 2023), la figura di Cellini è stata riproposta in una luce nuova, documentata. Allora, al Festival, fu definito “quasi un precursore del fenomeno punk”.
Alla fine dell’esibizione Dalla cercò Enzo nel pubblico, lo avrebbe voluto con sé sul palco dell’Hortus Conclusus, io ero in piedi accanto a lui, lo guardai per dirgli di farlo, ma Enzo con un sorriso un po’ sornione si dileguò. Così era fatto Enzo. Era schivo, incredulo, discreto. Fu una sensazione unica che non dimenticherò mai, anzi che spero di non dimenticare mai perché fu irripetibile, magnifica.
Nel programma del Festival accanto a spettacoli, mostre, vernissage, musica (ricordo gli interventi di Enza Di Blasio, di Pina Cipriani, di Lino Cannavacciuolo e poi Toledo Suite un originale progetto nato dalla collaborazione di Mimmo Paladino, Enzo Moscato e Pasquale Scialò) un interessante spazio fu riservato da Enzo al confronto di esperienze, letture, conoscenze, inteso in senso ampio con la realizzazione di tre incontri, ideati e curati da lui e da me, che chiamammo Forum Agorà: “Il teatro per la parola. La parola per il teatro” (2007), “Parole e Musica. Pubblico e operatori della scena a confronto” ( 2008), “Dentro e fuori il teatro. Pubblico e operatori della scena a confronto” (2009). Del primo è stato pubblicato nel 2008, con la mia cura e quella di Enzo, anche un Quaderno in collaborazione con il Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo. Vi compaiono i contributi di Gabriella De Fina, Giancarlo Cauteruccio, Giancarlo Mordini, Adolfo Ferraro, Gius Gargiulo, Gian Paolo Renello, Maurizio Zanardi, Emmanuel Willon. Degli altri due Forum non sono stati pubblicati gli Atti, per mancanza di fondi!!! Al primo parteciparono oltre a Enzo e a me, Angelo Boscarino e Daniele Mattera. Al secondo con me ed Enzo parteciparono Angelo Cardillo, Ariele D’Ambrosio, Pietro Gargano, Gius Gargiulo, Lello Giulivo, Paolo Puppa, Pasquale Scialò, Stefania Stefanelli. Accanto ai Forum, fra gli eventi più belli e intriganti della XXIX edizione del Festival,  la giornata di studio, pensieri, discussioni, interventi, dedicati a Carlo Goldoni (9 settembre 2008) «è forse stata» – come ha scritto Moscato nell’introduzione al volume degli Atti – «la più brillante e seducente» (Oltre la Serenissima. Goldoni, Napoli e la cultura meridionale, a cura di Antonia Lezza e Anna Scannapieco, Liguori, Napoli, 2012, p. XV). L’idea della giornata di studio nacque dal progetto Goldoni Edu (2007), ideato da Maurizio Scaparro, un progetto ambizioso sulla conoscenza e diffusione tra i giovani europei del teatro di Goldoni. A Venezia Enzo ed io  incontrammo gli studenti in un clima di fervido interesse per il teatro. Si parlò del rapporto tra Goldoni e Napoli e così nacque l’idea di approfondire i rapporti tra Goldoni e la civiltà teatrale napoletana. Napoli era l’unica città italiana che ai tempi di Goldoni poteva con Venezia ambire ad una funzione di capitale teatrale e che con Venezia condivideva molteplici affinità. D’altronde Moscato rappresentò in quell’occasione Le Doglianze degli attori a maschera da Il Molière di Goldoni e tenne una lezione sul testo. Bellissima!
Inoltre come non si poteva dare uno spazio adeguato alla presentazione di libri, non necessariamente di argomento teatrale per un lettore onnivoro com’era Moscato? Ce ne furono diverse durante le tre edizioni dei Festival ma di una ho un ricordo vivo e molto emozionante. Eravamo all’Hortus Conclusus, c’era quel pomeriggio poco pubblico purtroppo… cercammo di trovare in giro un po’ di persone e ci riuscimmo. Anche da questi frangenti era caratterizzata la nostra esperienza al Festival perché non sempre riuscivamo a trovare sul territorio quella partecipazione attiva che avevamo auspicato. C’era una certa diffidenza e scarso interesse da parte della cittadinanza verso le attività del Festival. Ma questa è un’altra storia… Si iniziò a parlare del libro, di Gabriella Gribaudi, Guerra totale: Tra bombe alleate e violenze naziste. Napoli e il fronte meridionale 1940-1944, Bollati Boringhieri, 2005. Moscato è stato sempre incline alla lettura di testi di Storia, fonte di alcuni dei suoi spettacoli più belli da Luparella a Napoli ‘43, da Signurì signurì a Kinder Traum Seminar. Il volume della Gribaudi gli era piaciuto molto ed aveva proposto all’autrice di presentarlo. Insomma mentre finalmente dopo un inizio un po’ cauto si entrò nel vivo della narrazione si avvicinarono alla scrivania due donne vestite di nero, fiere ed eleganti nella loro mise, che sembrava avessero voglia di parlare. Ma a che titolo? Per contestare, per interrompere quel momento di analisi e confronto così importante? Per un attimo ebbi questo timore, infondato, invece con molta discrezione, le donne si avvicinarono al tavolo dietro il quale erano seduti l’autrice dell’ottimo volume, Gabriella Gribaudi, ed Enzo Moscato, e vollero, come “I Personaggi” di Pirandello raccontare la loro storia, ricordare i giorni terribili dell’occupazione nazi-fascista sul territorio di Benevento. Lo vollero fare con tutto il loro coraggio.
Raccontarono che erano in quei giorni andate in campagna, come spesso facevano, ma a un certo punto percepirono il timore di essere catturate dai tedeschi; comprendendo che la loro incolumità era in grave pericolo, si nascosero, trascorsero un’intera notte in un casolare, terrorizzate, per evitare il peggio. Riuscirono a salvarsi. Fu quello un momento di grande emozione, uno di quei momenti che si possono verificare solo quando ci sono delle circostanze favorevoli: un bel libro, il clima adatto, un pubblico attratto dalla Storia e dalle storie e soprattutto un critico esperto, sapiente, sensibile com’era Enzo, che era stato attento a scegliere un libro come Guerra Totale, che ha una caratteristica importante rispetto a tanti libri sulla guerra, una dimensione reale del conflitto attraverso la vita della popolazione, dando un volto agli individui al di là della catastrofe della guerra totale. E le donne del “nostro” racconto confermano questa tendenza.
Chiudo questi miei appunti farraginosi riferendomi di nuovo, l’ho fatto nel video pubblicato qui sul sito circa un mese fa, ai seminari che Enzo ha svolto in Associazione. Sono stati appuntamenti irrinunciabili e irripetibili per tutti: per lui che era contento di stare per ore in mezzo a noi, per me che ho imparato moltissimo, soprattutto ho imparato a confrontarmi con un gigante come era Enzo, anche a dimostrare il mio punto di vista in un confronto aperto, serrato, mai di maniera, per i corsisti che volevano capire, attratti da una personalità così importante, per alcuni soci che mi chiedevano sommessamente se avrebbero potuto partecipare perché lo volevano intensamente, per gli attori della Compagnia Moscato che si presentavano spesso desiderosi di sentirlo. A tutti dico, l’avevo già anticipato tempo fa, che le lezioni di Enzo, i suoi meravigliosi seminari, saranno pubblicate come Quaderno dell’Associazione entro l’autunno del 2024. Prima era una nostra ferma intenzione, oggi, dopo la sua morte, è un nostro impegno. Diceva a me: «Antonia, quest’anno che titolo diamo al Seminario?». Gli rispondevo: «Decidi tu!». Ma poi ne parlavamo a lungo e decidevamo insieme!