Gli scenari di Flaminio Scala

Gli scenari di Flaminio Scala

Informazioni editoriali

Autore: 
Quirino Galli
Titolo: 
Gli scenari di Flaminio Scala
Editore: 
Quaderno dell'associazione
Città: 
Napoli
Anno: 
2005

Oggetto di indagine di questo saggio - il terzo, in ordine cronologico di pubblicazione, promosso dal “Centro Studi sul Teatro Napoletano Meridionale ed Europeo” - è l’analisi linguistica di “scenari” o favole rappresentative di Flaminio Scala (1547- 1624), che, secondo il giudizio dei critici, costituiscono un’interessante rassegna di modelli dell’arte teatrale, per la molteplicità delle suggestioni drammaturgiche che rievocano e, in particolare, per la sensibilità letteraria, il gioco dell’invenzione scenica, l’eccellenza della professionalità degli attori che le animavano (Premessa, p. 11).

Applicando le risorse e gli strumenti della linguistica all’analisi di tre scenari, selezionati per l’indagine comparativa (La fortuna di Flavio, Flavio tradito, Flavio finto negromante, con l’aggiunta di altri tre, utilizzati per il confronto quantitativo dei dati e il giudizio critico complessivo), il contributo di Galli si propone di individuare i tratti stilistici e i moduli compositivi propri della Commedia dell’Arte, attraverso l’analisi capillare di singole parti che compongono la fitta tessitura degli scenari. In particolare, risultano osservati e vagliati diversi fenomeni linguistici e spie stilistiche, che caratterizzano: nello specifico il lessico; i sintagmi verbali (osservabili, per esempio, per la particolare costruzione del gerundio); gli “incipit” delle battute; infine le diverse dinamiche e strategie individuate per la costruzione dello spettacolo. Obiettivo dell’analisi linguistico-strutturale è dunque acquisire se e secondo quali modalità gli scenari assumano una fisionomia letteraria e soprattutto se questa prefiguri un’idea di teatro, considerato che - come dimostra la ricchezza dei dati forniti e la sistematicità dei confronti delle singole parti delle favole analizzate - lo scenario non può essere assunto semplicemente come «un soggetto da rappresentare, o - come - la rievocazione di un evento teatrale, o lo schema di un messaggio, ma - piuttosto come - un progetto organico di spettacolo che comincia a delinearsi» (p.72).

Il merito fondamentale di questo studio (che presenta peraltro molti schemi esemplificativi e approfondite tavole sinottiche dei dati linguistici, poste in appendice) è quindi: innanzi tutto, contribuire a superare il limite secondo il quale i testi propri della Commedia dell’arte (spesso, anche di difficile acquisizione e ricostruzione filologica) debbano essere valutati tout court come pre-testi, in quanto affidati esclusivamente alle virtù performative, proprie dell’invenzione spontanea e immediata dell’attore; ma soprattutto lo scopo principale è di acquisire finalmente che gli scenari non vanno interpretati come previsione di un avvenimento teatrale, quanto piuttosto come creazione di quello che, nell’esemplificazione di Galli, va inteso: come un «vero e proprio progetto scenico per una forma di teatro le cui componenti avevano specifiche funzioni in connessione sia con l’essenza dello specifico fenomeno, sia con i caratteri più generali della cultura italiana di quei due secoli (metà XVI- metà XVIII)» (Premessa, p. 8).