Recensione "Fonti Viviani"

30/05/2017

Chi vo’ vevere!
Recensione Fonti Viviani, performance conclusiva del laboratorio su musiche di Raffaele Viviani a cura di Pasquale Scialò.
 
Una «perfomance aperta, come il cantiere stesso, nel quale ci sono sempre lavori in corso» l’ha definita così il professore Pasquale Scialò, che ha curato magistralmente l’esibizione di venti ragazzi, tra cantanti, attori, strumentisti e autori, selezionati durante un’audizione tenuta a Napoli nel mese di marzo. Lo spettacolo inizia tra la gente, nello spazio aperto delle Antiche Terme di Castellammare di Stabia: il suono di una chitarra, un mandolino e gli echi di una voce soave attirano man mano il pubblico in platea; poi, dal lato opposto dello spazio, una fisarmonica intona un valzer musette francese. Tra il suono dello scorrere della terapeutica acqua sulfurea, la scena prende vita con L’acquaiuolo, interpretato da Paolo Esposito Mocerino. Non sono stati dei semplici esecutori, ma degli artisti tout court che hanno attraversato con emozionante  energia l’intera opera di Raffaele Viviani, toccando gran parte delle corde della sua innovatrice produzione. Perché del teatro, Raffaele Viviani, come autore e attore, fece arma di provocazione e trasgressione, attraverso le sue doti di comico dell’arte e il suo volto tirato, nel quale sembrava racchiudere l’enigma della vita, del cuore di Napoli, dei vicoli e della sua gente. L’intrigante Lalla Esposito, una delle ospiti della serata insieme a Massimo Masiello, ha chiuso l’esibizione con una frase lapidaria: «Tradizione, caput!». Ebbene Viviani, con la sua arte, ha rotto gli antichi schemi, mettendo in crisi i modelli popolari folKlorici, trasferendoli sulla scena trasfigurati. I talentuosi Francesco Rivieccio, Antonio De Rosa e Carmine Borrino hanno interpolato con raccordi drammaturgici la scaletta laboratoriale di Pasquale Scialò,  disseminata da contaminazioni con la letteratura  musicale e teatrale europea e d’oltreocenao.
Si parte con il quadro delle  “Bammenelle  e le sue variazioni” ideato da Pasquale Scialò il quale ripercorre le tappe creative dell’omonimo componimento di Viviani. Dalla Valse brune francese di George Krier, qui proposta ancora da Mocerino accompagnato dalla fisarmonica cromatica di Eduarda Iscaro, si passa alla prima stesura del testo a opera di Viviani, cantata  con carattere da Elisabetta D’Acunzo, a cui segue la risposta al maschile di Bammeniello, di Antonio Diodato, interpretata con grinta da Matteo Mauriello. Poi, arriva la stesura melodica creata da Viviani, cantata con passione da Laura Saurino, a cui fa eco una inedita traduzione ritmica in inglese intonata in modo straniato dall’attrice-cantante Ingrid Sansone. In questo frastagliato percorso, la performance ha accolto contaminazioni tratte dall’Opera Da tre soldi di Brecht, come la Ballata della schiavitù sessuale fino a Ciucculatina  d’’a Ferrovia di Nino D’angelo, interpretata con trasporto da Marianita Carfora, con una rarefatta rielaborazione di Pasquale Scialò. 
Seguono il canto degli emigranti e brani dell’atto unico Scalo Marittimo intrecciati con Moon of Alabama di Brecht e da Mpareme ‘a via da casa mia , quest’ultima una macchietta dell’emigrante Eduardo Migliaccio che riprende il song Show me the way go home, qui eseguita da un brillante trio  “da posteggia”, formato da Irene Scarpato, Marcello Smigliante Gentile, Gianmarco Libeccio. La sequenza dedicata all’emigrazione si conclude sull’eco di I got blues di Pino Daniele, intonata da Carmine Borrino.
Non potevano mancare anche altre macchiette, tra cui Fifì Rino e L’abituè dei concerti, entrambe riproposte da Luciano Salvetti. I numeri di Viviani non erano delle semplici caricature di tipi comici, erano la rappresentazione realistica di un proletariato, investito di una forte carica umana. La mimica, l’uso singolarissimo della voce, l’incedere sulla scena, la forte musicalità del dialetto, i suoi modi ‘’tirati come sciabolate’’ hanno reso Viviani un artista autentico e indimenticabile, rappresentante dell’anima vera di una Napoli immortale.
A irrompere brillantemente sulla scena è l’esibizione istrionica di Tonino Taiuti, apprezzatissimo tra il pubblico partenopeo. Romanzetta, cantata da Matteo Mauriello, è invece musicata da Pasquale Scialò: il testo è la prima versione che pubblicò Viviani della poesia Guagliune. A chiudere la meravigliosa esibizione Si vide a ll’animale, tratta dai Dieci Comandamenti, qui presentata in una versione corale curata da Scialò e sostenuta con grinta da un ensemble strumentale da camera formato da Antonio Ottaviano (pianoforte), Giuseppe Sasso (sax soprano e violino), Eduarda Iscaro (fisarmonica), Valerio Mola (contrabbasso), Paolo Cimmino (percussioni)
A distanza di cento anni, Viviani e i suoi versi, la sua prosa e la sua musica sono ancora vivi tra noi. ‘’Il Cantiere prende vita grazie a tutto questo’’: sono queste le parole di ringraziamento di Giulio Baffi. Conoscere Viviani è un dovere e l’intero progetto “ Cantieri Viviani” , nei suoi molteplici e interessanti aspetti, è uno stimolo di rinascita per la città  di Castellammare di Stabia e non solo.
Perché il teatro di Vivani è ancora oggi una medicina sociale.
 
Fonti Viviani
Performance conclusiva del laboratorio su musiche di Raffaele Viviani a cura di Pasquale Scialò.
Con Carmine Borrino, Marianita Carfora, Elisabetta D’Acunzo,
Antonio De Rosa, Paolo Esposito Mocerino, Eduarda Iscaro,
Gianmarco Libeccio, Matteo Mauriello, Roberto Pappalardo,
Francesco Rivieccio, Luciano Salvetti, Ingrid Sansone, Laura Saurino,
Irene Scarpato, Marcello Smigliante Gentile.
E con Ciro Cascino, Paolo Cimmino, Valerio Mola,
Antonio Ottaviano, Giuseppe Sasso.
Ospiti Tonino Taiuti, Lalla Esposito, Massimo Masiello.
SABATO 27 MAGGIO ORE 21.00
CASTELLAMMARE DI STABIA – ANTICHE TERME